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Più tumori nei pazienti con malattie autoimmuni, ma le cure riducono il rischio: Siena protagonista della ricerca

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Chi soffre di malattie infiammatorie del sistema immunitario, come artrite reumatoide o lupus, ha un rischio più alto di sviluppare tumori, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. È quanto emerge da uno studio nazionale italiano, durato cinque anni e pubblicato sulla rivista scientifica Cancers.

La ricerca, condotta su oltre 356mila pazienti e coordinata da un team internazionale in collaborazione con la Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, guidata dal professor Antonio Giordano dell’Università di Siena, rappresenta la prima analisi epidemiologica su scala nazionale in Italia sul legame tra queste patologie e il rischio oncologico.

Secondo i risultati, i pazienti presentano un aumento del rischio di cancro del 32% rispetto alla popolazione generale. Un dato che però cambia nel tempo: il rischio è più alto nel primo anno dopo la diagnosi e tende poi a diminuire progressivamente con l’avvio delle terapie.

“Questo studio nazionale è fondamentale perché quantifica in modo chiaro l’aumento del rischio oncologico nei pazienti e rafforza l’importanza del campo emergente dell’onco-reumatologia – ha dichiarato Daniela Marotto – Il picco di rischio osservato nelle fasi iniziali suggerisce che l’infiammazione cronica, più che i trattamenti, sia un fattore chiave nello sviluppo dei tumori”.

Le analisi indicano infatti che l’infiammazione persistente legata a queste malattie può favorire l’insorgenza di neoplasie. Al contrario, l’introduzione di terapie antinfiammatorie sembra contribuire a ridurre progressivamente il rischio, suggerendo un possibile effetto protettivo dei trattamenti.

“Questo è il primo studio italiano condotto su scala nazionale con un campione così ampio – ha sottolineato Giovanni Baglio – I risultati contribuiranno a orientare la ricerca futura e a definire nuovi standard per la prevenzione e lo screening”.

Tra i tumori più frequentemente associati a queste patologie figurano il tumore del polmone, le neoplasie del sangue come leucemie e linfomi, il tumore della vescica e il melanoma. Inoltre, i pazienti con forme diffuse del tessuto connettivo mostrano un rischio complessivo più elevato rispetto a quelli con artrite reumatoide.

“I nostri risultati supportano l’ipotesi che l’infiammazione sia un fattore determinante nel rischio oncologico – ha aggiunto Antonio Giordano – La riduzione del rischio nel tempo indica che i meccanismi legati alla malattia, più che l’esposizione ai farmaci, giocano un ruolo centrale”.

Gli autori evidenziano la necessità di rafforzare i controlli oncologici, soprattutto nel primo anno dalla diagnosi, e sottolineano l’importanza di intervenire precocemente con terapie mirate per ridurre il rischio a lungo termine.

Lo studio apre inoltre nuove prospettive di ricerca, tra cui l’identificazione di indicatori in grado di prevedere il rischio di tumore e migliorare la gestione clinica dei pazienti.