“Una riforma calata dall’alto”: la Flc Cgil Siena protesta contro il nuovo modello degli istituti tecnici
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“Una riforma sbagliata nei modi e nei contenuti”, così la Flc Cgil Siena ha spiegato le ragioni della mobilitazione contro il nuovo assetto degli istituti tecnici e il modello del “4+2”, al centro del presidio organizzato davanti alle scuole superiori.
Nel mirino del sindacato ci sono soprattutto i cambiamenti introdotti dal Ministero dell’Istruzione per i percorsi tecnici e professionali: riduzione di ore in alcune discipline, revisione degli indirizzi e maggiore integrazione con il mondo produttivo. Per la Flc Cgil, però, la riforma rischia di impoverire la formazione degli studenti e di avere ripercussioni anche sugli organici scolastici.
“Questa mattina siamo qui per dire no a una riforma che ci è stata calata dall’alto a marzo”, ha dichiarato Maria Grazia Bagliesi, docente di fisica all’istituto Bandini. Secondo l’insegnante, il problema riguarda anche il metodo scelto dal Ministero: “Hanno aspettato la conclusione delle iscrizioni delle future prime per comunicare una riforma che stravolge completamente la natura degli istituti tecnici”.
Bagliesi punta il dito in particolare contro l’accorpamento delle discipline scientifiche. “Fisica, chimica e scienze sono state unite in un’unica materia, ‘Scienze sperimentali’, con una riduzione drastica delle ore”, spiega. Una scelta che, secondo la docente, rischia di indebolire la preparazione tecnica e scientifica degli studenti.
Altro nodo contestato è la cancellazione di alcuni indirizzi. Al Bandini, ad esempio, l’indirizzo economico sportivo non sarà più attivabile nonostante le iscrizioni già effettuate dalle famiglie. “I ragazzi che si sono iscritti non troveranno più il percorso che avevano scelto”, sottolinea Bagliesi.
Sul piano occupazionale, la Flc Cgil invita a guardare soprattutto agli effetti nel medio periodo. “A Siena e provincia quest’anno non ci sono perdite di posti importanti – spiega Chiara Magini della Flc Cgil Siena – perché gli organici sono stati sostenuti dalle iscrizioni e dall’aumento degli alunni con sostegno. Però i posti persi nella scuola secondaria sono proprio quelli degli istituti tecnici e professionali”.
Secondo il sindacato, il rischio è che la riforma produca nel tempo una riduzione più ampia degli organici scolastici. “Bisognerebbe fare un’analisi approfondita – aggiunge Magini – ma in questo momento non c’è la volontà, soprattutto a livello ministeriale, di dare dati certi”.
Nel documento diffuso dalla Flc Cgil vengono contestati anche altri aspetti della riforma: la riduzione delle ore di italiano, matematica e lingue straniere, la specializzazione precoce degli studenti già a 14 anni e il rafforzamento del legame tra scuola e aziende locali.
Per il sindacato il rischio è quello di trasformare gli istituti tecnici in percorsi sempre più orientati all’addestramento professionale immediato, indebolendo invece la formazione culturale generale e le possibilità future di accesso all’università.