Fadia Vera Bassmaji, Poesie per restare insieme

Condividi su

Il sottotitolo del libro di Fadia Vera Bassmaji potrebbe essere, prendendolo a prestito dal bellissimo testo pubblicato nel 1961 da C.S. Lewis (sotto lo pseudonimo di N. W. Clerk), “Diario di un dolore”.  L’impianto di entrambe le sezioni del prosimetro – quella in prosa e quella in versi – è, infatti, squisitamente diaristica (le poesie, in calce, riportano perfino il giorno e il mese dell’anno in cui sono state composte), e il dolore si accampa al centro della raccolta come tema principale. Un dolore lancinante, che si manifesta in primo luogo come vuoto, come assenza, come perdita, che la parola è chiamata a contenere e a risarcire. E a testimoniare. Perché quando la sofferenza è originata da qualcosa che ci supera e ci sovrasta – in questo caso il sistema giudiziario italiano, distante e impenetrabile – è essenziale che resti da qualche parte traccia del grumo di disperazione, rassegnazione, solitudine, che certe accuse, rivelatesi poi infondate, hanno prodotto in chi le ha dovute subire: nella fattispecie, una madre affidataria e la bambina che per più di tre anni è vissuta con lei. L’assoluzione, infatti, perfino l’assoluzione piena, racconta l’epilogo di una storia che si è trascinata nel corso del tempo, ma poco o nulla dice a proposito delle macerie e degli stravolgimenti che si sono prodotti nelle esistenze di chi dentro quella storia c’è finito.

Non solo. Ma scrivere, e Fadia Vera Bassmaji ce lo ricorda splendidamente, è anche un modo per provare a capire e capirsi, a separare – come fanno i mietitori del Vangelo di Matto con l’erba buona e l’erba cattiva – ciò che è importante da ciò che non lo è. Quest’ultimo, avrebbe detto il grande poeta americano Ezra Pound, “is dross” (“è scorie”), e conviene liberarsene in fretta. All’interno del libro, accanto alle prose e alle poesie, i cui confini appaiono estremamente sfumati, al punto da potere accomunare i componimenti della prima parte (il racconto) e della seconda (le liriche) sotto la comune definizione di moderna prosa ritmica, si vengono a collocare, senza produrre frizione alcuna, le immagini, alcune a colori, alcune in bianco e nero, realizzate dalla stessa Fadia Vera Bassmaji. I disegni e i quadri altro non sono, a mio avviso, che una forma di traduzione intersemiotica, vale a dire la versione di un testo verbale in un altro sistema semiotico (qui la pittura): a tal punto vincolante risulta il legame che unisce la parola e l’illustrazione in “Tutto è vita”, “Il mio cuore in pezzi”, “Il mio cuore in attesa di te”, “Portali”, “Pienezza”. E il fatto che l’ultimo disegno sia proprio “Pienezza” (luglio 2025) e il primo si intitoli “Mancarmi Dentro” (marzo 2020) suggerisce alla perfezione il cammino esistenziale e spirituale percorso da Fadia Vera Bassmaji. Il passo che segue è tratto dall’introduzione “Coordinate per te”.            

“Questo non è solo un libro che raccoglie le mie poesie, questo è il racconto di un cammino iniziatico sospinto dall’amore per una bambina. Nel 2016 l’ho incontrata, l’ho cresciuta e l’ho amata imparando a esserle madre. Nel 2019 ci hanno separate senza che lo volessimo, né io né lei. Nei sei anni successivi l’ho amata nel silenzio, a distanza, coltivando quotidianamente lo spazio dell’amore. Ho attraversato un lutto incolmabile, un’assenza inspiegabile, una condizione di impotenza ineluttabile. È stato un cammino senza tempo. Di grande solitudine. Non sapevo quando l’avrei riabbracciata ma sapevo che sarebbe successo. Per proteggerla e per proteggermi mi restava solo la fede nell’amore.È stata questa scelta in una fede incorruttibile a condurmi in spazi invisibili e protetti in cui restare insieme. Spazi solo nostri, fatti di ricordi, promesse, possibilità, visioni. Spazi senza tempo, spazi senza chiavi. Mi son fatta silenzio e poi il silenzio è diventato parola. Parole per me che morivo dentro e parole per lei che era rimasta sola. Parole che rimanessero a testimoniare che nulla era cancellato e dimenticato. Tutto era vivo ma forzatamente in attesa. Mentre cadevo, gridavo, lottavo, io restavo. Non me ne andavo e presidiavo il nostro incontro, passato, presente e futuro. Ho affidato ogni cosa al silenzio”

 

Fadia Vera Bassmaji, Poesie per restare insieme, independently published 2025

a cura di Francesco Ricci