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Giacomo Vigni, Il bambino che imparò ad amare

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Il mondo della famiglia non è il punto di arrivo della socialità, è il punto di partenza. Ed è un mondo che, col tempo, si è ristretto. I genitori, i figli (sovente il figlio), i nonni (che vivono, però, per conto loro), in rare occasioni anche gli zii e i cugini. Un mondo indubbiamente limitato il mondo della famiglia che, oltretutto, tende ulteriormente a rimpicciolirsi e a chiudersi quando una malattia colpisce uno dei suoi membri. Come succede alla famiglia Vignetti nell’ultimo lavoro di Giacomo Vigni, intitolato “Il bambino che imparò ad amare”. Orlando e Anita, infatti, adottano un bambino, Jurgen, il quale, quando inizia a frequentare la scuola dell’infanzia, manifesta i primi sintomi di quello che gli verrà poi diagnosticato come disturbo dello spettro autistico.  Una condizione del neurosviluppo, quella dell’autismo, segnata dalla difficoltà nella comunicazione e, ancor di più, nell’interazione sociale.

Ed è a questo punto che la famiglia, nel racconto, si apre all’esterno, e se ciò avviene è perché ci sono delle persone che scelgono di entrare a farne parte: la maestra Tina, Giacomo, educatore specializzato nell’autismo, i compagni di scuola Arcadio e Allegra. A conferma che la famiglia può essere non semplicemente il porto dove restare al sicuro, ma anche il porto da cui salpare per raggiungere un’altra famiglia, per attraccare a un altro molo, sapendo che proprio lì c’è qualcuno che ha bisogno di noi.  “Il bambino che imparò ad amare” non è, però, un libro consolatorio. Non vuole affatto farci credere che la famiglia Vignetti non abbia incontrato, o non sia destinata in futuro a incontrare, difficoltà, ostacoli, delusioni. Il lieto fine, infatti, qualche volta appartiene alla letteratura, di rado alla vita, e inoltre Giacomo Vigni conosce troppo bene la profondità della sofferenza di un genitore e di un nonno di fronte ai vuoti, alle mancanze, ai silenzi immobili di un figlio e di un nipote, per convincerci che sia possibile richiudere con facilità ogni crepa che si è aperta nell’esistenza di una creatura. Tutti noi vorremmo salvare e proteggere chi si ama, metterlo al riparo dal dolore, dalla cattiveria, dall’infelicità. 

Non sempre, però, ciò è possibile, ed è proprio questo, come ci dice con insuperata grazia Umberto Saba, il più grande rimpianto della vita. Ma come resta quel tormento segreto, resta anche l’amore e l’attenzione che siamo stati capaci di offrire a chi ci sta accanto. È proprio tale dono, non altro, non un altro, a riscattare le nostre esistenze, tutte un po’ fallimentari, sghembe e incompiute. Forse a questo pensava Miguel de Cervantes quando scrisse che non c’è amore sprecato. “Il bambino che imparò ad amare” è corredato dai bellissimi disegni di Ilaria Finetti, che non scadono mai a semplice elemento decorativo, bensì traducono “per evocazione” la realtà che il testo traduce “per riproduzione”, offrendone, al contempo, una sintesi e un’interpretazione. Quello che segue costituisce la pagina iniziale del libro.

“Era uno degli inverni più freddi degli ultimi anni, la neve cadeva dolcemente sugli alberi fuori dalla finestra della piccola, calda e accogliente casa dei coniugi Vignetti. Orlando e Anita stavano sistemando la camera di quel frugoletto che tanto avevano desiderato da quando si erano conosciuti molti anni prima. Da tempo avevano avviato le pratiche per adottare un bambino o una bambina, così da permettergli, o permetterle, di crescere in una realtà piena d’amore. Dopo alcuni giorni, il sogno sarebbe diventato realtà. Il 17 giugno i due si recarono al Centro Adozioni della vicina città, erano colmi di emozioni e insicurezze: l’idea che un piccolo pargolo stesse per entrare nelle loro vite era il coronamento del loro amore. Con un filo di voce Anita chiese all’assistente sociale – la dottoressa Rampaldi, che li aveva accompagnati nel lungo percorso portandoli quasi per mano fino a quel giorno – quale fosse il nome di quel bambino che strillava tanto alla loro vista: “Jurgen, si chiama Jurgen” rispose lei con fare deciso”. 

Giacomo Vigni, Il bambino che imparò ad amare, BABIDI-BLU, Siviglia 2025

a cura di Francesco Ricci