L’avrei giurato che la commissione giudicante della Fip avrebbe massacrato Omar Thomas e non tanto perché il popolo del basket, istigato dalle gazzette khomeiniste, si era sgolato più del Conte Antonio nel pretendere che fosse presa una sentenza esemplare nei confronti dell’improvvido moro che avrebbe – il condizionale è ancora d’obbligo – falsificato e contraffatto il suo passaporto, quanto perché l’mvp dello scorso campionato, e dunque non un’aletta (di pollo) qualsiasi, aveva da quaranta giorni raggiunto un accordo biennale con la Montepaschi di Ferdinando Minucci. Cosa voglio insinuare? L’avete capito benissimo, ma, se siete duri di comprendonio, non mi costa nulla spiegarvelo meglio. Sì, voglio proprio dire, e nessuno me lo toglierà mai dalla testa, che se Thomas fosse stato in forza a qualsiasi altra squadra del campionato italiano, non so, alla stessa Avellino, nella quale ha giocato la scorsa stagione, o alla meravigliosa Biella, o ancor meglio all’Armani o alla Bennet, sono straconvinto che la pesante e assurda squalifica di sedici mesi inflitta al passaportato sloveno sarebbe stata ridotta – facciamo – a cinque o sei, cioè in modo tale che insomma, massì, va là, Omar potesse tornare a essere principe dei parquet se non proprio prima di questo Natale senz’altro dopo Capodanno. E nessuno – fidatevi – avrebbe gridato allo scandalo come del resto è già successo, scivolando nell’immenso mare del nostro calcio, per il rossonero Cafù o per il nerazzurro Recoba che si macchiarono dello stesso crimine di Thomas e se la cavarono solo con una reprimenda, seppur dura e severissima: “Cattivoni, mi raccomando, non fatelo più, altrimenti la prossima volta a letto senza cena. E senza escort”. Ma giocavano nel Milan di Berlusconi e nell’Inter di Moratti. E non nell’infame Juventus di Moggi. Per non parlare di Luciano che si chiamava Eriberto o, meglio, di Eriberto che si faceva passare per Luciano, al quale non mi risulta che abbiamo dato neanche mezza giornata di squalifica per la falsificazione (ben più grave) della sua carta d’identità e dei suoi dati anagrafici, né che per questo le stesse gazzette integraliste si siano a quel tempo strappate le vesti. Anzi, se ben ricordo, mi sembra che abbiano fatto finta di niente. E difatti Luciano (ex Eriberto) gioca ancora nel Chievo alla venerabile età di 36 anni se è sul serio Siqueira De Oliveira Luciano, nato a Rio De Janeiro il 3-12-1975, o di quasi 33 se era Da Conceicao Silva Eriberto, nato a Rio Bonito il 21-1-1979, come in un primo momento il brasiliano aveva dichiarato. In verità dimostra 40 anni e più, ma questo è un altro paio di maniche.
A pensar male non ci si sbaglia. Quasi mai. Anche perché spesso e volentieri anche ci si indovina. Non sono il primo a dirlo e non sarò neanche l’ultimo. Sono stato invece il primo, e sarò probabilmente l’unico, ad aver chiesto a Simone Pianigiani nella pubblica conferenza stampa successiva all’imprevista sconfitta di Cantù con la Montepaschi se per caso non avesse pure lui avuto la sensazione che molte critiche piovutegli addosso da qualche mese a questa parte non fossero per la maggior parte figlie o sorelle o comunque parenti strettissime di una gigantesca corsa a chi potrà vantarsi d’aver scritto e quindi predetto per primo la sognata e bramata fine dell’impero senese. Ora che la Montepaschi stia un po’ sulle palle a tutto il resto del Belpaese, escluse le contrade del Palio e zone collinari limitrofe, ci può anche stare: ha stravinto del resto tutti e cinque i campionati dell’ultimo lustro e la metà di quanti se ne sono giocati in questo secolo che di anni ne compirà dodici tra un paio di settimane. E’ invece mostruoso e da ignoranti sostenere che le sorti della nostra pallacanestro cambieranno di colpo, e ovviamente molto in meglio, soltanto il giorno in cui Siena finirà di dettar legge in Italia e cederà lo scettro a una delle due longobarde. Mi spiace per voi, e non sapete neanche quanto, soprattutto per i telecronisti di Rai e La 7, ma la Montepaschi di Simone Pianigiani non è ancora in punto di morte. O forse è agonizzante una squadra che senza Kaukenas e Lavrinovic, oltre a Michelori, s’impone a mani basse alla più bella del reame, cioè alla Cantù del premiatissimo Gas Gas Trinchieri? Oppure boccheggia una squadra che priva anche del suo genio della lampada, Bo McCalebb, espugna invece Istanbul davanti a dodicimila tifosi inferociti del Galatasaray un giorno dopo che la grande Milano di Sergio Scariolo ha invece lasciato la capitale turca con le pive nel sacco e l’ennesima mortificante sconfitta in Eurolega?
Adesso sento che persino Frank Vitucci si lamenta di una presunta, sottolineo presunta, sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti di Siena. Non ho visto la partita e quindi non posso escludere a priori che il mio eccellente compaesano possa aver avuto anche ragione a lamentarsi di Sahin, Pozzana e Capurro. Però mi pare assai strano, proprio per quello che vi ho detto prima, che di questi tempi, pesantemente ostili alla Montepaschi, ci sia ancora in giro qualche fischietto disposto a strizzare l’occhio ai campionissimi senesi. Tanto più che Sahin ha messo la freccia e sorpassato ormai La Monica, che per la verità non mi ha fatto mai impazzire, ed è diventato (forse) il numero uno degli arbitri in Italia. Tanto più che il mondo ormai tifa Milano e neanche più lo nasconde. Come quel ragazzo di cui non ricordo mai il nome, e per questo ho dovuto consultare Internet, che va matto per l’Armani, oltre che per l’Inter, e lo rivela candidamente sul suo profilo di Facebook. Il guaio è che Edy Dembinski, geometra pavese d’indefinibile età, proprio come Luciano fu Eriberto, ha preso il posto di Laurito alla Rai e ha esultato in diretta per il successo dell’amata Milano sull’insopportabile Siena davanti all’esterrefatto Stefano Michelini che difatti, almeno sull’arbitraggio, non se l’è sentita d’avvallare la chiara scelta di campo del suo compagno di banco. No, caro il mio Dem, o come cavolo ti chiami, questo non si fa e soprattutto, dopo la caduta di Minzolini, non lo potrai più fare. A meno che tu non sia super-raccomandatissimo…