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Video e News – Alessandro Cannamela spiega l’iniziativa del BarCamp 2012

 

 

Cos’è un barcamp?

Il barcamp è una “non conferenza”, cioè il contrario di una conferenza così come solitamente intendiamo gli eventi standard a cui siamo abituati a partecipare. Nasce dal desidero delle persone di condividere ed apprendere in un ambiente aperto e libero, non preconfigurato, e senza format. Lo spirito è collaborativo, chiunque può salire in cattedra, proporre un argomento e parlare agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati all’innovazione e al cambiamento.

Chi partecipa a un barcamp?

Il barcamp è un raduno dove si ritrovano i cosiddetti abitanti della rete, che si distinguono dagli utenti della rete, perché non solo usano questo strumento, ma producono contenuti contribuendo alla sua alimentazione e al suo mantenimento.
La precondizione per partecipare a un barcamp è avere voglia non soltanto di ascoltare, ma anche di contribuire, ed è questa la cosa più interessante: si offre la possibilità di contribuire a tutti coloro che non usano i soliti canali convenzionali, i soliti noti per intenderci, ma che hanno nella testa o nelle dita alcune progettualità e le presentano in queste occasioni, prendendo la parola e raccontando la loro storia.

Come si decidono i temi da trattare?

In un barcamp non c’è nulla di prestabilito, anche se gli organizzatori tendono di solito a pubblicizzare in forma collaboratival’evento, lasciando l’opportunità a ciascuno di proporre un argomento da discutere, ma anche di cancellarlo, spostare l’orario o modificarne i contenuti. Senza alcun vincolo, quindi. Il barcamp ha una struttura il più fluida possibile, gestita solitamente con una lavagna o un raccoglitore di memo-tac, nel quale ognuno può andare ad attaccare il suo post-it con il tema che vorrebbe trattare. È, quindi, una riunione aperta e i contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi.

Come si sviluppa la discussione?

I post-it con i temi vanno e vengono, il format è molto anarchico e, in base alle relazioni che si stabiliscono durante la giornata, è difficile che il programma rimanga invariato nel corso del tempo. Solitamente le persone accorpano alcuni argomenti, propongono speach multipli a due-tre persone, si formano dei capannelli. Si cerca di non utilizzare la modalità palco-spettatori, perché limita incredibilmente la partecipazione, mentre si tende, invece, a stare tutti sulla stessa base, eliminando il palco, e a moltiplicare i punti di attenzione, creando dei veri e propri speaker corner modello Hide Park.
Si favoriscono le relazioni uno a uno ed uno a molti e la cosa caratteristica è che il barcamp ha un’estensione che supera quella della sala riunioni, cioè tutta l’area fuori e dentro la sala può essere utilizzata per la creazione di questi capannelli, per lo scambio di esperienze e così via.

 

Il valore principale è la relazione, cioè la conoscenza fisica delle persone con cui si possono anche condividere progetti di lungo raggio. Dopo la frequentazione di alcuni Barcamp si possono stabilire anche delle relazioni permanenti, che creano il senso di appartenenza ad un ecosistema e permettono di crescere insieme. È il senso del famoso circle of trust, per cui tu conosci la persona digitalmente, perché ha le tue idee e le tue passioni, la frequenti, condividi dei progetti e questi progetti ti portano un vantaggio per la tua professione… Bhè, cosa c’è di meglio del social web?

Katiuscia Vaselli

Nata nel cuore di Siena, giornalista e contradaiola fervente. Ora Capo-redattorice di Siena News e Presidentessa di Dinamo Digitale.

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Katiuscia Vaselli

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