Il virus corre, la ricerca deve imparare ad arrivare prima. L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua infatti a crescere, con oltre 5.500 casi confermati e più di 2.600 morti, mentre la trasmissione, dopo oltre cento giorni, resta sostenuta. A lanciare l’allarme è Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, che richiama la necessità di costruire strumenti e tecnologie prima che una nuova emergenza sanitaria esploda.
“L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a crescere e resta lontana dall’essere sotto controllo”, afferma Rappuoli riferendosi all’epidemia causata dal virus Ebola Bundibugyo. “Dopo oltre cento giorni, la trasmissione continua a essere sostenuta e procede più rapidamente degli sforzi messi in campo per contenerla”.
Da qui il messaggio rivolto al mondo della ricerca: non aspettare l’emergenza per prepararsi ad affrontarla. “È proprio quando un virus torna a diffondersi che comprendiamo quanto sia importante avere già a disposizione conoscenze, tecnologie e piattaforme capaci di accelerare la ricerca. Non possiamo aspettare che una crisi sanitaria sia già in corso per costruire gli strumenti necessari ad affrontarla”.
Secondo il direttore scientifico del Biotecnopolo, epidemie come quella di Ebola dimostrano l’importanza di piattaforme tecnologiche innovative in grado di velocizzare lo sviluppo di vaccini, anticorpi monoclonali e altre contromisure mediche.
“Oggi la ricerca ci permette di fare in tempi molto più brevi ciò che in passato richiedeva anni – sottolinea Rappuoli –. Ma questa capacità deve essere costruita prima che ne emerga la necessità”.
Un passo in questa direzione arriva da un gruppo internazionale di ricerca che ha recentemente dimostrato la possibilità di produrre in tempi estremamente rapidi antigeni ricombinanti del virus Ebola Bundibugyo attraverso una piattaforma biotecnologica di nuova generazione. Un risultato che potrebbe contribuire ad accelerare lo sviluppo di anticorpi monoclonali e di altri strumenti contro le malattie infettive.
“La possibilità di ottenere rapidamente antigeni di elevata qualità rappresenta un passaggio fondamentale – spiega Rappuoli –. Permette di ridurre i tempi della ricerca e di trasformare più velocemente una scoperta scientifica in una potenziale soluzione per la salute pubblica”.
Centrale, in questa strategia, è la cooperazione tra diversi centri. “La collaborazione internazionale è la chiave di questo percorso. Nessun centro di ricerca può affrontare da solo sfide di questa complessità”, osserva Rappuoli. Servono, quindi, reti scientifiche stabili nelle quali competenze, infrastrutture e tecnologie siano già disponibili e pronte a lavorare insieme.
La Fondazione Biotecnopolo di Siena partecipa a questo percorso attraverso collaborazioni che coinvolgono istituzioni di ricerca, università e partner internazionali. L’integrazione tra ricerca di base, immunologia, biologia strutturale e piattaforme produttive mira a ridurre sempre di più il tempo necessario per trasformare una scoperta in uno strumento utilizzabile per la tutela della salute pubblica.
“Per il Biotecnopolo di Siena – conclude Rappuoli – è motivo di grande soddisfazione contribuire a questo modello di cooperazione, anche attraverso iniziative sostenute da partner internazionali come CEPI. L’obiettivo è rendere la ricerca più rapida ed efficace e accorciare sempre di più la distanza tra la conoscenza di un nuovo rischio e la disponibilità degli strumenti necessari per contrastarlo”.