Nipah, Manenti (VisMederi): “È un virus con elevato tasso di mortalità, non va sottovalutato”
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Alessandro Manenti, chief development officier di VisMederi, da quanto lavorate sul virus Nipah e su che tipo di attività vi concentrate?
“VisMederi ha iniziato a lavorare in modo specifico sul virus Nipah circa un anno fa, ma da diversi anni è attiva nel campo delle malattie infettive emergenti e riemergenti, come Ebola, Marburg e virus Lassa. Per Nipah abbiamo avviato lo sviluppo, la standardizzazione e la validazione di test sierologici, che sono alla base della valutazione di vaccini e presidi antivirali. Abbiamo sviluppato e validato, secondo linee guida internazionali, diverse tipologie di test sierologici. Il principale è il test di virus neutralizzazione, che rappresenta il cosiddetto gold standard per valutare l’efficacia di un vaccino. Accanto a questo utilizziamo test di tipo binding, come il test ELISA, che rileva la presenza di anticorpi contro specifici antigeni virali. Inoltre, abbiamo test per valutare l’immunità cellulo-mediata, che misurano la produzione di citochine, segnali importanti nella risposta dell’organismo contro l’infezione. I test sierologici sono fondamentali per capire se e quanto una persona ha sviluppato una risposta immunitaria contro il virus. Sono strumenti chiave per gli studi sieroepidemiologici, ma soprattutto rappresentano la base per valutare l’efficacia di vaccini e terapie antivirali in fase di sviluppo”.
Come si trasmette il virus Nipah?
“Il virus Nipah è una zoonosi: il suo serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta. La trasmissione può avvenire dagli animali all’uomo, ad esempio tramite animali infetti come i maiali, oppure direttamente dai pipistrelli. Può inoltre verificarsi la trasmissione da persona a persona attraverso contatto stretto, in particolare tramite fluidi corporei come saliva e secrezioni respiratorie, soprattutto in ambito familiare o ospedaliero. Esistono anche forme di trasmissione indiretta attraverso il consumo di alimenti o bevande contaminate, come la linfa di palma, utilizzata in alcune aree dell’India”.
Quali sono i sintomi e i rischi principali per l’uomo?
“L’infezione può causare sintomi iniziali come febbre e problemi respiratori, ma nei casi più gravi può evolvere in encefalite, una forma di infiammazione cerebrale molto seria. Il tasso di mortalità è elevato: secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità varia tra il 40 e il 75 per cento, un valore significativamente più alto rispetto a quello osservato per altri virus come il SARS-CoV-2”.
Qual è la situazione attuale in India?
“Le informazioni più aggiornate parlano di due casi confermati e di 196 contatti che sono stati rintracciati, monitorati e posti in quarantena in via precauzionale. In assenza di vaccini o terapie specifiche ampiamente disponibili, le principali misure restano l’isolamento e l’osservazione clinica dei soggetti esposti, per evitare eventuali catene di trasmissione”.
Che impatto può avere l’accordo tra Unione Europea e India sul vostro lavoro?
“L’accordo può portare benefici anche per il settore farmaceutico e per le attività legate alla ricerca e ai test. VisMederi ha rapporti consolidati con aziende farmaceutiche indiane, che si sono già attivate e ci hanno contattato. Questo contesto può favorire una maggiore collaborazione internazionale e accelerare alcuni processi legati allo sviluppo e alla validazione dei test. Sì, siamo parte del network CEPI, una coalizione globale di laboratori e istituzioni che lavorano insieme per sviluppare piattaforme, tra cui i test sierologici, utili in caso di future pandemie. L’obiettivo è essere pronti con strumenti validati e condivisi a livello internazionale. Questo lavoro di rete darà sicuramente un’accelerazione importante alla capacità globale di risposta alle emergenze sanitarie”.