Garyu, quarant’anni di judo a Siena: “Sul tatami costruiamo la persona”

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Si entra in un dojo pensando di imparare a combattere. Si scopre, con il tempo, che l’avversario più interessante da conoscere è se stessi. È in questa distanza tra ciò che il judo appare e ciò che può diventare che si inserisce la storia del Centro Garyu di Siena e di Giancarlo e Alessandro Manenti. Una storia lunga quarant’anni, nella quale il tatami non è soltanto il luogo dell’allenamento, ma uno spazio nel quale corpo, mente e dimensione interiore provano a muoversi nella stessa direzione.

Per Giancarlo Manenti, insegnante di judo, tutto nasce da una passione che non si è mai interrotta. All’inizio c’era soprattutto l’immagine più conosciuta della disciplina: quella sportiva, fatta di tecnica, allenamento e competizione. Poi la scoperta di qualcosa di diverso. “A un certo punto ho trovato completamente un’altra visione, che proponeva il judo come metodo educativo”. La preparazione fisica, il combattimento, l’attacco e la difesa restano elementi fondamentali, ma rappresentano, nelle sue parole, soltanto “la superficie della pratica”.

Sotto c’è un percorso che coinvolge la persona nella sua interezza. “L’essere umano è costituito da tre aspetti fondamentali: quello fisico e corporeo, quello mentale e quello che possiamo chiamare emozionale”. Componenti che, secondo la concezione del judo approfondita da Manenti, non dovrebbero procedere separatamente. L’obiettivo diventa cercare un equilibrio, facendo dialogare ciò che accade al corpo con la mente e con la propria dimensione più intima.

È qui che assume un significato diverso anche la parola dojo. Non semplicemente una palestra, ma il luogo nel quale si studia una “via”. Sul materassino si corre, si fa ginnastica, si combatte in piedi e a terra, si imparano le proiezioni. E si impara a cadere. Un gesto tecnico che obbliga però anche a confrontarsi con la paura, con le proprie reazioni e con la presenza dell’altro. Il judo, del resto, si pratica insieme: la relazione con il compagno diventa parte stessa dell’apprendimento.

La dimensione spirituale non viene proposta come qualcosa di astratto o imposto. È un percorso personale, che può nascere dall’incontro tra la pratica nel dojo e ciò che ciascuno vive al di fuori. “Il judo mi ha dato la capacità di centrarmi in tutto quello che faccio – racconta Giancarlo – e quindi la capacità di non disperdere energie, ma di focalizzarmi”. Un insegnamento che, con il passare degli anni, può finire nelle relazioni, nel lavoro, negli affetti e nei progetti personali.

È questo, più delle vittorie, il risultato al quale guarda Manenti. “Le persone che sono passate nel corso di questi anni da noi non hanno trovato risultati agonistici che, ripeto, non sono neanche il nostro obiettivo principale”. Il riscontro più importante, spiega, arriva invece da chi racconta di aver utilizzato altrove quanto appreso sul tatami: qualità fisiche, mentali ed emozionali trasferite nella vita personale e professionale.

Una prospettiva condivisa da Alessandro Manenti, istruttore e cresciuto fin da bambino in questo ambiente. Per lui il judo è diventato una forma mentis, maturata anche attraverso l’esperienza delle gare e poi trasferita nella vita quotidiana e professionale. “Il judo non può essere definito in un’unica definizione”, sottolinea, perché le sue sfaccettature possono andare “dal confronto agonistico fino a una ricerca molto più intima e spirituale”.

Da questa storia si è sviluppato negli anni il Centro Garyu di via Pisacane, dove il judo rimane il punto di partenza e il filo conduttore. L’approccio cambia a seconda dell’età. Per i bambini dai quattro ai sei anni si comincia con il Gioco Sport, fatto di movimento, coordinazione, corse e giochi sul materassino. Dai sette ai dieci anni arriva il Gioco Judo, con l’introduzione dei primi principi della disciplina e un concetto che precede la competizione: imparare a fare insieme e a collaborare.

Con la crescita aumentano tecnica e consapevolezza e, tra i ragazzi, può arrivare anche il confronto agonistico. Ma con una regola precisa. “L’atteggiamento mentale corretto non è quello di vincere a tutti i costi”, spiega Giancarlo. Per gli adulti sono invece previsti percorsi differenziati in base all’esperienza, dai principianti fino alla preparazione per la cintura nera e agli approfondimenti per chi vuole proseguire verso l’insegnamento.

A fare da portabandiera resta dunque il judo, ma Garyu nel tempo ha allargato i propri orizzonti. “Oltre a questo abbiamo delle attività collaterali che hanno un’affinità con l’attività di judo e che noi cerchiamo di portare avanti – spiega Alessandro –. Ci sono attività come lo yoga, il pilates, corsi di danza, di spada giapponese e di aikido. Durante gli anni sono cambiate e annualmente cerchiamo anche di inserire nuove attività”.

E il percorso non si esaurisce all’interno della palestra. “Ci sono tutta una serie di attività collaterali – prosegue Alessandro – che possono andare, per i più piccoli, dai campi estivi ai trekking durante il periodo invernale e primaverile, fino ai seminari. Abbiamo stabilito contatti anche con professori universitari, sia del territorio sia di fuori, che vengono invitati per incontri su temi che si intrecciano con le attività che vogliamo portare avanti”.