«Dopo aver perlustrato la Francigena dall’Emilia fino a Siena, era vivo il desiderio di spingersi fino a Roma, la meta per antonomasia. Spesso si dimentica che San Pietro è il luogo-sorgente, verso il quale i grandi cammini del Medioevo si dirigevano, talvolta ripartendo da lì per tentare l’avventura verso Gerusalemme. Lo dico da laico, che però non sorvola sull’origine del valore simbolico del viaggio, a cui oggi si aggiungono ulteriori motivazioni, diverse da persona a persona, ognuna col proprio zaino e col proprio bagaglio culturale».
Bruno Valentini, sindaco di Monteriggioni, ha affrontato nelle scorse settimane un viaggio in bicicletta che lo ha portato, con degli amici, da Siena fino a Roma e ne racconta così le sensazioni e le idee che ne sono nate.
«Questa volta, insieme ai miei tre compagni di viaggio abbiamo inforcato le nostre bici a noleggio, dotate di borse impermeabili, per percorrere la Francigena in terra di Siena e poi nel Lazio, con due soste a Radicofani ed a Viterbo, con ritorno finale by train da Roma Termini. Dopo una sorta di benedizione spirituale impartita dallo scultore Massimo Lippi, che quasi alle porte di Siena ci ha mostrato il bozzetto di una statua da dedicare alla spiritualità del pellegrino, in ambedue le tappe intermedie abbiamo pernottato in ostelli gestiti da ospitalieri volontari, nel primo caso della Confraternita di San Jacopo di Compostela (gli stessi gestori dell’ostello religioso di Abbadia Isola) e nel secondo di un associazione di scout, anche se invero piuttosto attempati, pagando sempre con offerte libere».
«L’umanità con cui siamo stati accolti e le persone che abbiamo conosciuto nel breve periodo della nostra permanenza valgono, come si suol dire, il prezzo del biglietto. La soavità di chi ci ha accolto, pur nell’ambito di precise regole comportamentali da rispettare, e la ricchezza delle esperienze di coloro che abbiamo casualmente incrociato lungo il cammino sono stati il degno corollario della fatica provata per completare ogni tappa. L’insegnante olandese sedotto dalla creatività italiana, i ragazzi australiani che in due mesi volevano attraversare l’Europa, i pensionati di Cremona che intendevano rimettersi in gioco».
«Paragonare i cammini spagnoli con la Francigena è improponibile. L’intensità della frequentazione del Cammino di Santiago (e dei suoi fratelli minori in tutta la Spagna) rende unica ed eccezionale questa esperienza, mentre la Francigena è un frutto ancora acerbo e perciò ancora da maturare, con una sottostante bellezza artistica e paesaggistica incomparabile. Siamo quindi in presenza di una sconfinata potenzialità attrattiva che ci può mettere in contatto con i giovani di tutto il mondo. La provincia di Siena, che grazie al lavoro di Provincia e Comuni (finanziato dalla Regione Toscana) può vantare un’ottima segnaletica, può legittimamente candidarsi come punto di partenza per spiccare l’ultimo volo verso Roma, ossia per essere considerata come il luogo da dove far partire l’itinerario minimo per raggiungere Roma, a piedi o in bici, e poter ritirare in Vaticano il Testimonium, la pergamena che certifica l’avvenuto pellegrinaggio, equivalente alla Compostella spagnola. I circa 280 km di Francigena senese e laziale offrono l’occasione di arrivare a Roma scoprendo i centri minori e le località secondarie, sovente di struggente bellezza, invisibili allo sguardo dell’autista distratto. Non c’è monumento che rappresenti il Paese più delle sue antiche strade. Ed è anche per questo che a Monteriggioni abbiamo tutelato il tracciato della Francigena come fosse, appunto, un monumento, apponendo severi vincoli urbanistici tendenti alla sua immodificabilità. In alcuni casi, soprattutto quando sono fedeli all’originaria articolazione, le reti stradali sciorinano perfette lezioni di storia. Il mio professore del Liceo mi diceva sempre: “la mappa geografica che trovi ogni tanto nel libro vale quanto 20-30 pagine perché spiega le ragioni autentiche di tanti processi storici”. La vicinanza e la distanza, l’orografia dei fumi, le asperità e le pendenze del terreno, le fortificazioni, sono altrettanti fattori di causalità che hanno spinto la ruota della storia in una direzione piuttosto che in un’altra».
«Il paesaggio si alterna, dai prati verdeggianti delle crete, all’arrivo dei vigneti sotto Montalcino, ai panorami disegnati della val d’Orcia, alla rocca incombente di Radicofani, da cui si discende attraverso panorami lunari verso la ruspante campagna laziale, che sembra uscita da un film in bianco e nero. Incontri che non ti aspetti, come con l’ex allenatore del Siena calcio, Beretta con cui conversi mentre pedali, sfidando l’ira del conducente ciclofobico che si attacca al clacson anche se la strada è sgombra, ma proprio non sopporta che due ciclisti procedano fianco a fianco, con un’aggressività che cresce proporzionalmente quanto più ci si avvicina a Roma. Beretta è partito nove giorni prima da Aosta insieme ad altri tre amici, verso i quali ogni tanto impreca perché non ce la fanno a tenere il suo passo. Ma percorrere la Francigena in gruppo è anche questo, educazione alla tolleranza reciproca, un po’ come quando ci si deve adattare alla convivenza forzosa delle vacanze in barca. Poi improvvisamente ti abbaglia il luccichio delle acque del lago di Bolsena e cedi al piacere di assaggiare un bicchiere di vino Est Est Est a Montefiascone, prima di volgere verso la Viterbo dei Papi. Dove a noi moderni pellegrini viene concessa la visita notturna alla cattedrale, per scoprire che la parola conclave è nata proprio lì quando la popolazione viterbese, esasperata dalla lunga attesa per l’elezione del nuovo pontefice che i cardinali riuniti nel loro duomo rinviavano da mesi, decise di chiuderli a chiave (cum clave) per costringerli a scegliere il successore di Pietro».
«La valorizzazione della Francigena pare risvegliare dal torpore i paesi successivi, che sentono il risucchio della Capitale e, a differenza della Toscana, hanno un’importanza derivata, dalla presenza di questo o quel papa, di un principe Colonna o di un Orsini. Fuori Capranica o Sutri, alte sulla Cassia con i loro strapiombi di tufo, si avverte la periferia di Roma ed ogni parco, ogni oasi verde, sembra un dono strappato all’invadenza delle costruzioni senz’anima. Penetrare Roma in bici è una sfida che ti appaga perché il ritmo frenetico della Capitale si fa lieve e capisci che un altro mondo è possibile se non accetti a scatola chiusa le modalità convenzionali e conformiste della società di oggi».
Bruno Valentini, cicloturista