Dop economy, Siena fa la voce grossa in Toscana ma cala l’impatto del nostro agroalimentare di qualità

La Toscana è quinta in Italia per valore generato nella Dop economy italiana e Siena, con un impatto economico da 666 milioni di euro, è quella che fa la voce più grossa in Regione.

Se ci limitassimo a leggere questo aspetto del ventunesimo rapporto Ismea Qualivita le notizie non potrebbero che essere positive. È andando però a spulciare le varie infografiche, diffuse per dare un’immagine chiara dell’agroalimentare di qualità italiano, che si capisce che la situazione non è tutta rose e fiori.

Siamo noni nella top ten delle province italiane e manteniamo la stessa posizione di un anno fa. Ma il valore generato per il 2022 è di dieci milioni inferiori rispetto a quello dell’anno precedente, che si traduce in percentuale in un meno 1,4%.  E tra l’altro, tra le prime venti province in Italia, siamo gli unici che presentano numeri inferiori rispetto al 2021.

Sicuramente avrà influito il decremento segnalato per il mondo del vino. Tra il 2020 e il 2021 la crescita in questo settore fu poderosa, con un +23,7% e con 637 milioni generati.  Nello scorso anno però – quello che è preso in analisi dal rapporto di Qualivita -ci siamo fermati a 626 milioni di euro, con un – 1,7%.

Il nostro mondo del vino però costituisce più della metà del valore generato a livello regionale dove le 58 filiere toscane pesano poco più di 1 miliardo e 200 milioni di euro.

Ci facciamo sentire anche a livello di cibo: se la Toscana vale 179 milioni è anche grazie ai 40 milioni generati dal Senese.

La Toscana si conferma quinta regione in Italia per impatto economico del settore con un valore pari a 1 miliardo e 400 milioni di euro nel 2022 generato da 90 filiere. La Dop economy  cresce del +3,2% sul 2021 e ha un peso del 28% sul valore complessivo del settore agroalimentare regionale, grazie al lavoro di 18260 operatori coordinati da 36 Consorzi di tutela.

Marco Crimi