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“Acqua, una ricchezza da trattenere”: il Consorzio di Bonifica prepara la difesa contro la siccità

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L’acqua non è più il nemico da allontanare, ma la ricchezza da trattenere. E per questo il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud vuole cambiare pelle: da ente che drena i campi quando piove troppo a regista della gestione idrica per agricoltura e territorio.

A poco più di un anno dall’insediamento della nuova assemblea, il vicepresidente Roberto Olivelli parla apertamente di una trasformazione non solo amministrativa ma culturale. “Quando ho accettato l’incarico ero un po’ all’oscuro del funzionamento del consorzio”, racconta, spiegando di essere rimasto “piacevolmente sorpreso dall’impegno di tutto l’apparato e soddisfatto dei risultati”.

Il cambio al vertice, dopo oltre trent’anni di presidenza Bellacchi, ha segnato l’avvio di un nuovo corso guidato dal presidente Federico Vanni. Commissioni più partecipate e confronto costante con i tecnici, secondo Olivelli, hanno riportato centralità al lavoro sul territorio, a partire dagli operai impegnati nella manutenzione: “Sono l’unico vero baluardo per salvaguardare le imprese agricole soggette a possibili alluvioni”.

Ma la svolta vera riguarda il ruolo dell’ente. La bonifica tradizionale serviva a regimare le acque piovane e portarle via; oggi, con la siccità crescente, la logica si ribalta. “Ci stiamo sempre più interessando anche alla gestione delle acque irrigue”, spiega Olivelli, definendo l’acqua una risorsa “sempre più ridotta e sempre più fondamentale per le aziende agricole”.

L’obiettivo è trasformare il consorzio nel perno pubblico della gestione idrica, superando frammentazioni e consumi disordinati. “L’impegno principale sarà avere un ruolo sempre più importante nella gestione delle acque pubbliche”, afferma il vicepresidente, sottolineando la necessità di collaborazione con politica e associazioni di categoria.

Per tradurre questo cambio di paradigma sono allo studio nuovi comprensori irrigui e opere di accumulo: invasi a monte e bacini per trattenere “più acqua dolce possibile”, così da garantire continuità produttiva alle aziende agricole.

Il messaggio finale è chiaro: “L’acqua va gestita da monte fino a valle e distribuita in modo equo”. Non più solo difesa dalle piogge, ma pianificazione contro la sete dei territori.