Si svolgeranno domani, dalla Chiesa della Contrada del Drago, dalle ore 10,30 con una Santa Messa, i funerali di Francesco Debolini. Una figura fondamentale nella storia del cinema a Siena. La sua famiglia ha dapprima edificato la grande sala, ai tempi di massa con i suoi oltre mille posti, del Metropolitan e poi, nonostante la profonda crisi del settore, ha investito nella gestione, anche adesso con illuminata volontà, di tre sale cinematografiche, l’Alessandro VII, l’Odeon e lo stesso Metropolitan. Pensiamo a quanto ha arricchito di pellicole, concerti e altri eventi il panorama senese: da prima della guerra con il padre, poi la gestione del cinema di Piazza Matteotti, al tempo Umberto I, e dello Smeraldo di via Pantaneto, poi chiamato Fiamma. Quando andare al cinema era per tutti una buona abitudine. Una ricchezza di contenuti che è poi passata nelle mani dei figli. Una vera e propria missione, contro il tempo ed i nuovi tempi. Francesco Debolini, classe 1941, ha accompagnato il cinema nella nostra città per diversi decenni, intuendo prima di altri la crisi che stava arrivando, cercando possibili soluzioni. Ci ha insegnato, per generazioni che si sono affacciata con emozione al grande schermo, che andare al cinema è curiosità verso l’arte, ma anche socialità, costringendoci a muoverci, a vivere con altri le passioni di un film, magari per discuterne all’uscita. Nulla di meglio che vedere il tutto nella globalità di un grande schermo e nell’audio che ti avvolge. Oggi gestire tre sale non è facile, ci vuole coraggio e tanta passione. A lui non mancava, come non manca ai figli. Per chi poi è cresciuto in quella piazza, dove il Metropolitan aveva la sua importanza, il ricordo è ancora più forte. Come non rammentare quel grande locale dove non mancava il bar, con tutta una sua clientela, perfino quegli antichi camerini, diventati poi abitazioni, che si affacciano nel vicolo di Pallacorda dove sono nato, proprio sopra alla vecchia stalla della Contrada. Qui ho visto non solo film che hanno formato la mia sensibilità alla vita, ma anche straordinari concerti, dalle Orme alla PFM, fino agli anni novanta con De Andrè e De Gregori. Quel passaggio dalla piazza al vicolo, quando era chiuso al pubblico, era una sorta di via segreta. Non ho vissuto l’epoca del Supercinema, con l’ingresso da un portone, ma per molti anni quella del Metropolitan. Che era una sorta di passaggio al mondo fuori dal nostro piccolo e circoscritto universo. Il mondo degli eroi, scoperti magari alla domenica mattina quando con solo cento lire si scoprivano i grandi attori del tempo.
Massimo Biliorsi