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Addio al giornalista senese Duccio Rugani

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Duccio Rugani si è spento stanotte dopo una malattia diagnosticata alcuni mesi fa e già in una fase così avanzata da non lasciargli speranze. In questi mesi, è stato lui stesso a raccontare, attraverso le pagine di SienaPost (giornale online che dirige), il male che lo ha colpito. Una rubrica ad hoc che ha ospitato i pensieri e i ricordi di amici, colleghi e anche le tappe che lui ha voluto segnare quasi a voler esorcizzare nel modo a lui più familiare, l’avvicinamento alla morte. Più che un diario, una raccolta di momenti vissuti dal passato più lontano al presente e al futuro, attraverso l’eredità che ha voluto lasciare, compresa l’approvazione a un premio giornalistico a lui intitolato.

Duccio Rugani ha vissuto fino in fondo una vita densa di sapori, spesso molto più amari che dolci. Gli era famiglia da sempre la carta dei giornali, diverse le testate con cui ha collaborato fino a fondare nei primi anni Novanta Il Cittadino, nel quale almeno due generazioni di giornalisti sono nati e cresciuti professionalmente. Una vita dedicata al giornalismo, costellata anche di scelte editoriali sbagliate che lo hanno portato ad affrontare momenti bui ma lui, alla passione per questo lavoro, non ha mai rinunciato. Così è arrivato a dirigere SienaPost.

La strada della vita, Duccio l’ha percorsa alla sua maniera fino alla fine: con la lucidità di scegliere, con il rinunciare alle cure, con quel caos che ha sempre avuto dentro e che non gli ha mai permesso di fermarsi davanti a niente. Pochi giorni fa raccontava a quanti erano davanti a lui per salutarlo del primo articolo che mi aveva fatto scrivere e, a distanza di anni, tutti ci ridono e io forse continuo un po’ ad arrossire. Ma per me era la prima volta dentro a una redazione, una passione che coltivavo  – quella della scrittura – e un sogno che avevo, nonostante all’epoca frequentassi ancora il liceo.

Poi ha detto ai presenti, indicandomi col sorriso e con affetto, stringendomi la mano: “Signori, vi presento una nostra grande avversaria”.

Ecco come ha avuto modo di salutarmi a modo suo e non poteva che farlo così, con grande ironia, anche se ormai da tanti anni le nostre strade si erano separate. Pochi anni dopo, finita la maturità, io fui chiamata infatti alla Nazione e di lì il mio percorso è sempre stato staccato dal suo.

Restano tanti ricordi, belli e meno belli. Quello, però, è stato il nostro saluto. Con affetto reciproco e con il mio ‘grazie’ per avermi chiamato quella prima volta a collaborare al Cittadino.

Fai buon viaggio, Dudù. Delle valigie ti sei liberato.

Katiuscia Vaselli

 

Alla famiglia Rugani le condoglianze della redazione di Siena News