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Archeologia nascosta, l’Università di Siena guida il progetto per svelare l’invisibile

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C’è un patrimonio nascosto sotto i boschi della Toscana che fino a oggi è rimasto invisibile. Interi paesaggi, insediamenti e tracce di civiltà che emergono solo grazie alla tecnologia. Parte da Siena la sfida per riportarli alla luce.

È questo l’obiettivo di LidArc Initiative, progetto internazionale coordinato dall’Università di Siena insieme a Global Digital Heritage, che punta a rivoluzionare lo studio dei paesaggi archeologici coperti dalla vegetazione.

Il progetto è ideato e diretto da Stefano Campana, professore associato del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Ateneo. LidArc integra rilievi aerei e da drone ad altissima risoluzione con strumenti avanzati di intelligenza artificiale, affiancati da verifiche sul campo attraverso metodologie geofisiche, carotaggi e analisi a fluorescenza a raggi X.

Per lo sviluppo dell’iniziativa, il LAP&T – Laboratory of Landscape Archaeology & Remote Sensing dell’Università di Siena, insieme allo spin-off neXst, ha ottenuto nel 2025 un finanziamento di 10 milioni di euro dalla Hitz Foundation. Il progetto coinvolge un network internazionale che comprende, tra gli altri, la Fondazione Bruno Kessler, l’University of Cape Town e le università statunitensi Tulane e Texas Austin.

La presentazione ufficiale si è svolta a Siena nel settembre 2025, in occasione del Digital Heritage World Congress.

L’attività si sviluppa su scala globale, con interventi già programmati in Toscana, nel Mediterraneo, nell’Africa subsahariana e in America Centrale. La tecnologia alla base del progetto utilizza sensori LiDAR montati su droni, in grado di penetrare la copertura forestale e individuare strutture archeologiche invisibili a occhio nudo.

Ad oggi è stata completata la scansione di circa 5.000 chilometri quadrati nella Toscana meridionale, la più estesa mai realizzata per scopi archeologici. L’area interessata comprende territori che vanno dal Monte Amiata all’Argentario, e da Castiglione della Pescaia alla Val di Merse.

Il sistema consente di individuare resti preistorici, etruschi, romani e villaggi medievali poco documentati, oltre a paesaggi agrari, minerari e sistemi produttivi e insediativi ancora da identificare.

“Questo approccio consentirà di passare da una conoscenza frammentaria a una visione continua dei paesaggi storici – spiega Campana – identificando non solo i siti, ma anche i loro contesti e le trasformazioni legate ai diversi sistemi economici e sociali. Nel caso del Monte Amiata, il LiDAR permetterà di ricostruire paesaggi oggi del tutto invisibili”.

Il progetto è attualmente attivo in una decina di Paesi, tra cui Italia, Spagna, Grecia, Francia, Sud Africa, Malawi, Guatemala e Perù, con mappature in corso su decine di migliaia di chilometri quadrati in contesti caratterizzati da vegetazione fitta, dalla macchia mediterranea alle foreste tropicali.

“LidArc rappresenta una svolta per scala e intensità della ricerca – conclude Campana –. Il primo risultato sarà un aumento significativo della conoscenza, fondamentale per la tutela. In prospettiva, in alcuni contesti potremmo arrivare a riscrivere la storia dei luoghi e delle comunità”.