Attacco Israele-Usa all’Iran, senese bloccata ad Abu Dhabi: “Dalla Farnesina nessuna comunicazione diretta”
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Doveva essere solo una breve sosta prima di tornare a casa. Si è trasformata in un incubo fatto di esplosioni, allarmi sul cellulare e voli cancellati. Sara Pellegrini, architetto senese (contradaiola della Tartuca), è ferma da oltre trenta ore ad Abu Dhabi con i suoi due bambini piccoli ed il marito mentre nel Golfo si allarga l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. “Abbiamo sentito diverse esplosioni, tremava tutto. Con i bimbi è stato difficile restare lucidi”, racconta.
La crisi è esplosa dopo i raid congiunti di Washington e Tel Aviv su obiettivi iraniani, seguiti dalla risposta di Teheran con il lancio di missili e droni contro basi statunitensi nella regione, compresa la Quinta Flotta in Bahrain. Una spirale di attacchi e controattacchi che ha paralizzato aeroporti e traffico aereo in tutto il Golfo, lasciando centinaia di viaggiatori bloccati.
Sara e la sua famiglia erano di ritorno dall’Australia e avevano programmato due giorni di stop negli Emirati. “Sembrava tutto tranquillo, siamo stati alla moschea e al Louvre. Poi abbiamo visto gli altri turisti allarmarsi guardando i telefoni. Ci siamo collegati al Wi-Fi e abbiamo capito cosa stava succedendo”.
Rientrati in hotel, la tensione è salita: “Abbiamo sentito i boati, una volta abbiamo visto anche il fumo. Stanotte sono arrivati alert a volume altissimo: dovevamo stare lontani da porte e finestre. Ho preparato una borsa con i passaporti nel caso ci avessero evacuato”.
Il loro volo di rientro è stato cancellato. “Sul sito risultava chiuso l’aeroporto. Le linee dell’ambasciata sono intasate. Ci dicono di aspettare comunicazioni ufficiali”. Intanto la Farnesina ha attivato una task force per gli italiani nel Golfo, ma l’incertezza resta.
“È una situazione surreale, sembra una battaglia navale. Noi siamo finiti nel mezzo”, dice Sara. Con un bimbo di dieci mesi e una bambina di quasi cinque anni, l’attesa pesa ancora di più. “Cerchiamo di restare calmi per loro. Speriamo solo di poter tornare presto a casa”.
La Farnesina vi è stata vicina? “In realtà non abbiamo ricevuto comunicazioni dirette. Ci hanno solo chiesto di registrare i dati sull’app. Sanno dove siamo tramite GPS. Mi aspettavo più notifiche, ma penso che la situazione sia così in evoluzione che neanche loro sappiano come muoversi. Sto seguendo i social dell’ambasciata italiana ad Abu Dhabi, che aggiornano via via. Le linee telefoniche sono intasate. Non sappiamo quando riaprirà l’aeroporto. Il rientro deve essere in totale sicurezza”.