“Siamo soddisfatti che la Prefettura stia portando avanti un protocollo che include anche una check-list sugli appalti, pensata per consentire alle aziende committenti di verificare la regolarità delle cosiddette “aziende senza terra”, cioè quelle realtà che forniscono manodopera alle imprese agricole. Va inoltre precisato che la firma e il confronto sul protocollo dovranno avvenire nelle due Sezioni Territoriali previste dalla legge 199 del 2016, convocate congiuntamente”.
A sottolinearlo Gabriele Coppi, responsabile Fai Cisl Toscana per la provincia di Siena.
La Fai Cisl Toscana “accoglie con favore l’iniziativa promossa dalla Prefettura di Siena, in collaborazione con la Prefettura di Grosseto, finalizzata a rafforzare il contrasto alle irregolarità nel lavoro agricolo attraverso una task force interprovinciale e un coordinamento tra istituzioni, enti di controllo e Forze dell’ordine. Si tratta di un passo significativo per affrontare criticità profonde e ormai strutturali nel settore. Negli ultimi anni, in diverse aree rurali si è consolidato un modello distorto basato su aziende prive di reale attività agricola, create esclusivamente per il reclutamento della manodopera. Meccanismi di appalto e subappalto opachi, retribuzioni non corrispondenti alle ore effettivamente svolte e riduzione delle tutele contrattuali e previdenziali hanno reso questo fenomeno una vera criticità”, si legge in un comunicato.
“Proprio la legge 29 ottobre 2016, numero 199, che ha introdotto nel nostro ordinamento strumenti avanzati di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento fondamentale. Una legge fortemente voluta e sostenuta dalla FAI CISL, che ha contribuito in modo decisivo alla sua approvazione e che, se pienamente applicata e valorizzata anche a livello territoriale, costituisce già un’arma molto efficace per prevenire e reprimere le forme di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggiunge il segretario FAI-CISL Toscana Massimiliano Gori.
“Per questo motivo riteniamo positivo che oggi si rafforzino i percorsi di coordinamento tra istituzioni e soggetti sociali. Tuttavia, è importante ricordare che il contrasto al caporalato non parte da zero: in questi anni sono stati compiuti diversi passaggi istituzionali e sindacali che hanno contribuito a costruire gli strumenti oggi messi in campo. La Fai Toscana infatti ricorda che, su questo tema, a Siena le organizzazioni sindacali avevano già avviato un lavoro condiviso, chiedendo la costituzione delle Sezioni Territoriali previste dalla legge 199 del2016, poi effettivamente realizzate, e proponendo un documento unitario che andava nella stessa direzione del percorso avviato oggi dalla Prefettura per contrastare il fenomeno degli appalti irregolari e delle cosiddette aziende senza terra. Ben vengano quindi iniziative di supporto e rafforzamento anche a livello regionale per limitare i fenomeni di sfruttamento. È però utile ricordare che una legge sul caporalato esiste già ed è uno strumento forte e completo: più che moltiplicare nuove norme, occorre applicare pienamente quelle esistenti e rafforzarne l’attuazione nei territori – spiega in una nota-. Le criticità del settore hanno conseguenze dirette sulla tenuta sociale e sulla sicurezza dei territori. Lo sfruttamento genera marginalità, disuguaglianze e fragilità, indebolendo il senso di comunità e la coesione civile. “La legalità non è un principio astratto – conclude Coppi – ma una condizione concreta che tiene insieme lavoro, comunità, sviluppo e sicurezza. Contrastare lo sfruttamento significa rafforzare le aree locali, tutelare le persone e riaffermare regole condivise”.
La Fai Toscana, prosegue “valuta positivamente anche la scelta di affiancare ai controlli una campagna informativa rivolta ai lavoratori, come strumento di prevenzione e di consapevolezza. Di fronte a fenomeni complessi e stratificati servono continuità, progressione negli interventi e un impegno costante nel tempo, perché solo attraverso percorsi graduali e condivisi è possibile incidere sulle cause profonde dello sfruttamento e rafforzare, passo dopo passo, la legalità e la tenuta delle comunità locali”.