Beko: spunta l’ipotesi ricollocazione al tavolo sindacati-azienda, no convinto delle sigle
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Si apre una frattura nella vertenza Beko a Siena. Nell’ultimo incontro tra azienda e sindacati, infatti, è emersa la possibilità di avviare percorsi di ricollocazione individuale per i lavoratori rimasti. Una prospettiva che FIOM, FIM e UILM hanno respinto con decisione, ribadendo una linea comune: senza reindustrializzazione, la vertenza perde il suo senso.
A oggi sono 154 i lavoratori ancora legati al sito, tutti in cassa integrazione e coinvolti in percorsi di formazione previsti dall’accordo con la Regione Toscana. Un numero già dimezzato rispetto all’inizio della crisi, elemento che rende ancora più delicato ogni passaggio.
“Abbiamo respinto questa ipotesi – spiega Daniela Miniero, segretaria FIOM Cgil Siena – perché il compito dell’advisor è trovare un reindustrializzatore che garantisca un futuro occupazionale non solo ai lavoratori ma all’intero territorio. Diversamente si rischia di snaturare la vertenza”.
Sulla stessa linea anche la UILM. “Se si avvia un percorso di ricollocazione si rischia di indebolire ulteriormente la vertenza – sottolinea il segretario provinciale Massimo Martini –. Per noi è fondamentale mantenere i lavoratori agganciati al sito e puntare a un nuovo soggetto industriale”.
Netta anche la posizione della FIM CISL. “Ci aspettiamo un soggetto industriale che definisca tempi e perimetro – aggiunge il segretario senese Giuseppe Cesarano –. Limitarsi alle politiche attive significherebbe favorire ulteriori uscite e deludere le aspettative dei lavoratori, che chiedono un piano di rilancio”.
Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il nuovo responsabile delle risorse umane, Paolo Balza, mentre l’advisor Sernet – indicato dall’azienda – non era presente al tavolo. Proprio sul ruolo dell’advisor si concentra una parte della tensione: per i sindacati deve individuare un investitore, non accompagnare l’uscita dei lavoratori.
Il prossimo passaggio sarà il tavolo al Ministero del 28 aprile, considerato decisivo per capire se esistono margini concreti per la reindustrializzazione. L’obiettivo indicato dalle organizzazioni sindacali è chiaro: individuare entro l’estate, al massimo all’inizio dell’autunno, un soggetto industriale credibile.