Bombardamenti, blackout e comunicazioni in codice: il racconto di chi vive il Venezuela da Siena
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“Vorrei mantenere l’anonimato, non tanto per me, quanto per i miei parenti e gli amici che sono ancora in Venezuela e con i quali cerco di mantenere i contatti nonostante il periodo difficile”. È questa la richiesta di M. P., ragazza italo-venezuelana, munita di doppia cittadinanza, che vive in Toscana, a Siena, da più di 15 anni. È lei ad aver scelto di raccontarci come la piccola comunità venezuelana presente nella nostra città sta vivendo questi giorni e, più indirettamente, le notizie che arrivano da al di là dell’oceano.
“Ho molti parenti, una nonna, cugini e zii che vivono ancora in Venezuela – spiega – in realtà a pochi chilometri dalle zone bombardate (I video che ci sono stati dati autorizzando la pubblicazione, sono stati fatti proprio dai parenti dell’intervistata, ndr). Alcuni di loro abitano proprio accanto a basi militari e torri di comunicazione colpite e mi hanno raccontato di aver sentito chiaramente le esplosioni”. Informazioni che, come racconta, non è sempre stato possibile comunicare liberamente, nemmeno prima degli ultimi eventi: “Da tempo c’è la paura che le linee di comunicazione siano intercettate e spesso, quando riusciamo a sentirci, siamo costretti a usare parole in codice per capirci senza dire troppo”.
Sulle ore della cattura di Maduro dice: “Sono state frenetiche, a dir poco. Per un po’ è stato possibile comunicare, dopodiché c’è stato il blackout: il Venezuela è rimasto all’oscuro e i miei contatti sono rimasti senza luce e internet per ore. Una volta riattivate le linee di comunicazione, si è arrivati al paradosso: i miei parenti chiedevano a me se fosse vera la notizia della cattura di Maduro, perché loro non sapevano più distinguere cosa fosse vero e cosa no”.
“Purtroppo – prosegue – da anni in Venezuela si vive una realtà di censura totale di giornali e media da parte del governo. Le uniche televisioni accessibili sono quelle controllate dallo stato, VTV e Telesur, che ovviamente non sono fonti di informazione libera. Sui social network, che potrebbero essere uno strumento utile, regna il caos: X.com (l’ex Twitter) è stato vietato e fake news e immagini prodotte con l’intelligenza artificiale imperversano. Tutto questo non fa che alimentare disinformazione e paura, se non vero e proprio panico”.
“Io sono in Italia da più di 15 anni, ma io e la mia famiglia siamo da sempre contro il regime – aggiunge M. P. –. Sono riuscita a raggiungere l’Italia grazie a mio nonno, che era italiano. All’epoca al comando del Paese c’era Chávez. Quando è arrivato Maduro la situazione non è migliorata, anzi, e allora abbiamo deciso con i miei genitori che fosse il momento anche per loro di fare ritorno in Europa”.
Tuttavia, racconta, alcuni parenti stretti sono stati costretti a emigrare in altri Paesi del Sud America per poter fuggire da un regime particolarmente duro. “Nonostante tutto, non ci siamo mai esposti pubblicamente – precisa – e questo ci ha permesso di non subire minacce dirette. Tuttavia, senza l’iscrizione al partito non si poteva nemmeno mangiare o studiare. Io stessa non avrei potuto frequentare l’università in Venezuela e, quando sono arrivata qui, i miei genitori non potevano nemmeno mandarmi dei soldi”.
“La comunità venezuelana di Siena è molto piccola – conclude M. P. – e ci conosciamo praticamente tutti. C’è qualcuno anche in provincia, ma si parla complessivamente di poche decine di persone. Le opinioni più diffuse sono quelle di sollievo per la fine di un regime durissimo, ma rimane una forte preoccupazione per il futuro del nostro Paese”.
“Ho visto le immagini di miei connazionali in festa in altri Paesi, ma la verità è che prevalgono l’incertezza e la paura per l’ignoto che si apre ora. Siamo consapevoli che l’intervento non sia stato dettato da ideali umanitari né che Trump sia venuto per “salvare” il Venezuela. D’altronde, oggi a Caracas restano figure storiche del regime ancora alla guida del Paese. La sensazione è che la rimozione di Maduro sia stata soprattutto simbolica: è stato tolto il capo, ma il sistema è rimasto intatto. La transizione democratica è un sogno, ma il timore è che non si concretizzerà mai”.