Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Caporalato, la proposta del Pd: “Una check-list sugli appalti e una legge regionale contro lo sfruttamento”

Condividi su

Non è un fenomeno lontano né invisibile: lo sfruttamento del lavoro in agricoltura continua a incidere anche nei territori più strutturati, e Siena è tra quelli dove il tema torna al centro dell’attenzione. Da qui parte la nuova iniziativa del Partito Democratico in Consiglio regionale, che punta a rafforzare strumenti e controlli contro il caporalato, con un focus proprio sulle aree più esposte, tra cui la provincia senese.

La proposta, presentata in conferenza stampa dal capogruppo Pd Simone Bezzini insieme alla consigliera regionale Brenda Barnini, si traduce in una risoluzione che mette sul tavolo nuovi protocolli territoriali e l’ipotesi di una legge regionale dedicata.

L’obiettivo è rafforzare un sistema di prevenzione e contrasto che, nonostante gli strumenti già attivi, non è ancora riuscito a eliminare il fenomeno. “Il caporalato continua a incidere profondamente sulla vita di centinaia di lavoratori e lavoratrici – spiega Bezzini –. Per questo è necessario aggiornare e rafforzare gli strumenti, partendo da un principio semplice: la qualità delle produzioni deve andare di pari passo con la dignità del lavoro”.

Al centro della proposta ci sono protocolli territoriali condivisi tra istituzioni, Prefetture, parti sociali e associazioni di categoria, con una sperimentazione che dovrebbe partire proprio dalle province di Siena e Grosseto. Un modello che punta non solo alla repressione, ma anche alla prevenzione e all’emersione del lavoro irregolare.

Tra le misure previste, la piena applicazione della normativa contro il caporalato, l’introduzione di una check-list sugli appalti per verificare la regolarità delle imprese, e nuovi strumenti di controllo come gli indici di coerenza tra ore lavorate e capacità produttiva. Indicatori che permetterebbero di intercettare anomalie e possibili situazioni di sfruttamento.

Prevista anche la tracciabilità dei contratti di appalto, da comunicare agli enti competenti, e il rafforzamento del collocamento pubblico con il supporto di mediatori culturali, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto per i lavoratori stranieri.

Non solo controlli: la proposta interviene anche sulle condizioni di vita, con l’attivazione di trasporti dedicati e soluzioni abitative per i lavoratori stagionali. “Parlare di caporalato – sottolinea Barnini – significa parlare di dignità del lavoro, ma anche di sicurezza e tenuta delle comunità. È un tema che riguarda l’intero sistema territoriale”.

L’obiettivo finale è arrivare a una legge regionale che renda strutturali questi strumenti. “Definire una normativa stabile – aggiunge Bezzini – significa dare omogeneità e forza all’azione su tutto il territorio”.

I dati confermano la dimensione del fenomeno anche in Toscana: nel 2025 sono state ispezionate oltre 16mila aziende, con irregolarità rilevate in circa il 70% dei casi. In agricoltura, i lavoratori irregolari hanno raggiunto il 37% degli ispezionati, in aumento rispetto all’anno precedente.

Numeri che spiegano perché il tema torni al centro del dibattito, anche nel territorio senese, dove il contrasto allo sfruttamento si intreccia con la tutela delle filiere agricole e della qualità del lavoro.