Caporalato: sotto la lente le “aziende senza terra”, dovranno sottoscrivere un protocollo
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Le aziende “senza terra” sotto la lente delle Prefetture di Siena e Grosseto nella strategia di contrasto al caporalato. Un passaggio chiave di un’azione che, come viene chiarito dalle istituzioni, non punta alla repressione fine a se stessa ma a riportare il lavoro agricolo dentro un quadro di legalità e tutele.
“Non vogliamo portare avanti un’azione repressiva, ma ricondurre la manodopera all’interno di regole chiare e condivise”, ha spiegato il prefetto di Siena Valerio Massimo Romeo, illustrando il percorso avviato insieme alla Prefettura di Grosseto e costruito con il coinvolgimento di sindacati, imprese agricole e istituzioni.
Il tema è stato affrontato anche alla presenza della Commissione parlamentare di inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che ha scelto Siena per ribadire l’attenzione su un fenomeno spesso sottovalutato in questi territori. “Si tratta di una criticità presente anche in aree che non sono tradizionalmente associate al caporalato – ha sottolineato il presidente della Commissione Celestino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra – e proprio per questo va affrontata senza esitazioni”. Secondo Magni, l’impegno delle Prefetture di Siena e Grosseto “dimostra la volontà di tutelare sia la dignità del lavoro sia il valore delle produzioni”.
Il cuore dell’iniziativa riguarda il ruolo delle aziende senza terra, ovvero quei soggetti che forniscono manodopera alle imprese agricole. Per operare dovranno sottoscrivere un protocollo specifico e rispettare una serie di requisiti che consentiranno l’iscrizione in una checklist validata dalle autorità. Un sistema pensato per offrire maggiore certezza ai committenti agricoli. “A breve convocheremo incontri dedicati alle parti datoriali – ha annunciato Romeo – e sarà attivata una formazione specifica sui diritti dei lavoratori e sulle norme che regolano il settore”.
Un passaggio ritenuto essenziale, considerando che molti lavoratori impiegati nei campi non parlano italiano e risultano quindi particolarmente esposti a forme di sfruttamento. “La qualità dell’agricoltura toscana passa anche dal rispetto delle regole – ha evidenziato il senatore Silvio Franceschelli – dalla tutela di chi lavora legalmente e dalla garanzia di condizioni di sicurezza, evitando distorsioni della concorrenza”.
Il percorso avviato in Prefettura si inserisce inoltre nel solco dell’attività portata avanti dalla Flai Cgil, che attraverso le Brigate del lavoro ha contribuito a far emergere situazioni di irregolarità nel settore agricolo. Un lavoro che ha favorito l’emersione del fenomeno e ha spinto le istituzioni a rafforzare strumenti di controllo e prevenzione.