“Il mondo agricolo è in difficoltà. Mi faccio interprete, per il lavoro che faccio, delle esigenze e degli allarmi lanciati da chi ha una azienda agricola. Il caro gasolio per l’agricoltura è un problema importante, non ce la fanno più. Occorre reintrodurre almeno il credito di imposta come in primavera scorsa. Vanno trovate soluzioni se si vuole avere sulle nostre tavole, pane, pasta e carne prodotti in Italia”.
E’ Rosanna Zari, agronoma e past vice presidente nazionale del Conaf, Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali, a dare voce di chi coltiva la terra.
“Il caro gasolio di queste ultime settimane non risparmia nessuno – fa notare – Nei mesi da marzo a maggio 2026 è stato introdotto sul gasolio agricolo un credito di imposta del 20%. Non è una cifra enorme, ma è qualcosa. Adesso invece il mondo agricolo non ha coperture, incentivi, nulla”.
E ora è tanto più importante intervenire perché è già ripartita la stagione delle semine. “Ora si riparte con le colture, l’impiego dei trattori e dei mezzi in modo intensivo per preparare i terreni alle nuove semine. E’ in questa parte dell’anno che l’azienda fa i conti con i costi e le necessità. E chiaramente non si può esimere dal fare le semine se vogliamo tutelare le nostre produzioni locali e nazionali consentendo ai consumatori di avere sulle tavole i “nostri prodotti”. Quindi è questa la fase in cui dal Governo si deve intervenire”.
“Se vogliamo avere sulle nostre tavole, pane, pasta e carne prodotti in Italia è fondamentale trovare soluzioni – osserva Zari – altrimenti ci ritroveremo solo pane con grano canadese, ucraino e di paesi extra UE che non hanno le nostre rigide regole di controllo sulle intere filiere. Regole di controllo che sono presenti nell’Unione Europea e in particolare in Italia, qui il sistema dei controlli sulla qualità alimentare è molto stretto
“Il caro gasolio agricolo si aggiunge poi all’aumento di gas, luce e varie – aggiunge Zari – E si somma a ciò che è stato ampliamente messo in luce in questi mesi. Ovvero i forti rincari dei prezzi e i rischi per le coltivazioni globali visto che dallo Stretto di Hormuz transitava circa un terzo o quasi la metà del commercio globale di fertilizzanti e materie prime collegate (tra cui il 30-45% dell’urea, il 30% dell’ammoniaca e quote rilevanti di fosfati e zolfo). Non solo, il gas naturale serve sia come materia prima sia come fonte energetica primaria per la sintesi dell’ammoniaca, base di tutti i concimi azotati. I prezzi dei concimi azotati e dell’urea hanno registrato rincari stimati tra il 30% e il 50% rispetto ai livelli pre-crisi”.
“Le Nazioni Unite ora hanno annunciato l’obiettivo di creare a breve le condizioni per un transito ordinato e sicuro delle navi cariche di fertilizzanti. Al momento è un impegno. Allora – conclude Zari – è tanto più importante che dai vertici governativi si raccolga il bisogno degli agricoltori. Sono certa che sarà così, soluzioni arriveranno”.