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“Con la mia pensione non riesco più a vivere”: pensionato di 77 anni schiacciato dalle rette RSA

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“Con la mia pensione non riesco più a vivere”. Dietro questa frase c’è la storia di Fabrizio Pinassi, 77 anni, senese, che oggi si trova a fare i conti con una scelta impossibile: sostenere la retta della RSA della moglie invalida al 100% oppure riuscire a mantenere una vita dignitosa.

Una vicenda diventata simbolo della battaglia aperta dallo Spi Cgil Siena contro il peso sempre più insostenibile delle quote sociali nelle residenze sanitarie assistenziali.

Il caso è stato raccontato pubblicamente dal sindacato pensionati della Cgil come esempio concreto di una fragilità che, secondo lo Spi, riguarda ormai un numero crescente di famiglie anziane del territorio.

Fabrizio Pinassi percepisce una pensione netta da 1.176,75 euro al mese. Sua moglie, invalida al 100%, necessita del ricovero in RSA ed è titolare dell’assegno di accompagnamento. Ma secondo il regolamento della Società della Salute Senese, alla famiglia viene richiesta una compartecipazione alla quota sociale della struttura pari a 36,90 euro al giorno: oltre 1.143 euro al mese.

Una cifra che praticamente assorbe quasi per intero la pensione dell’uomo.

E la vita quotidiana continua comunque a presentare il conto: 500 euro di affitto, bollette, farmaci, spese alimentari. È qui che, secondo lo Spi Cgil, emerge il paradosso di un sistema che rischia di travolgere economicamente proprio le persone più fragili.

Il sindacato non punta il dito contro gli operatori o i servizi sociali. “Le regole vengono applicate”, spiegano dalla Cgil, ma è il regolamento stesso che, secondo il sindacato, dovrebbe essere rivisto nei casi più delicati. La richiesta è quella di introdurre valutazioni specifiche per le situazioni di maggiore fragilità economica e sociale, aprendo un confronto con le organizzazioni sindacali.

La segretaria generale dello Spi Cgil Siena, Daniela Cappelli, collega il problema ai tagli al fondo sanitario nazionale, alla riduzione delle risorse per la non autosufficienza e alle difficoltà economiche degli enti locali. Ma la riflessione va oltre il singolo caso: “Si invecchia di più, ma spesso si invecchia peggio”, è il ragionamento del sindacato, che chiede di rafforzare assistenza domiciliare, co-housing e servizi territoriali per evitare che il ricovero in RSA diventi l’unica soluzione possibile.

Dopo la diffusione della vicenda è arrivata anche la risposta della Società della Salute Senese. In una nota, l’ente precisa che il servizio sociale professionale “ha analizzato la situazione in maniera accurata”, riconoscendo “i presupposti per l’applicazione di una compartecipazione agevolata”. La SdS sottolinea inoltre di operare “per sostenere le persone, non certo per metterle in difficoltà” e aggiunge che con la famiglia è stata concordata la produzione di ulteriore documentazione per una possibile rivalutazione del caso.

Dietro la storia di Fabrizio Pinassi, però, restano numeri che raccontano un fenomeno molto più ampio. Nel Comune di Siena circa il 27% dei cittadini dichiara redditi inferiori ai 15mila euro annui, mentre la pensione media mensile lorda si aggira intorno ai 1.293 euro. In provincia gli over 65 sono circa 69mila e almeno 8mila risultano non autosufficienti.

Numeri che trasformano quella di Fabrizio da vicenda personale a questione sociale. Perché il timore sollevato dal sindacato è che storie come la sua non siano più eccezioni, ma il volto sempre più frequente di una vecchiaia fragile, dove una malattia rischia di mettere in crisi un’intera famiglia.

MC