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Dante e Siena, un legame inciso nella pietra: viaggio tra le lapidi

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Il Sommo Poeta parla di Siena. E quei versi, incisi nella pietra oltre un secolo fa, continuano ancora oggi a segnare il volto della città. Nel giorno del Dantedì, che si celebra oggi martedì 25 marzo, torniamo a rileggere questo legame attraverso le lapidi dantesche disseminate nel centro storico. Un percorso tra memoria, citazioni e anche qualche errore di interpretazione, che Siena News approfondirà nei dettagli.

Il 10 febbraio 1921 la Giunta Comunale presieduta dal sindaco Angelo Rosini, in occasione delle commemorazioni che in tutta Italia si tennero per i 600 anni dalla morte di Dante Alighieri, deliberò che “Nei luoghi citati da Dante nella Divina Commedia saranno opportunamente inscritti i relativi versi danteschi” dedicati a Siena.

Così il successivo 7 maggio furono poste le epigrafi (che vediamo ancora oggi) in Fontebranda all’angolo di via del Tiratoio (“Ma s’io vedessi qui l’anima trista di Guido o d’Alessandro, o di loro frate per Fonte Branda non darei la vista”, ma ormai sappiamo che qui c’è stato un errore di “identificazione di luogo” fatto da chi appose le lapido perché Dante si riferiva in realtà ad una fonte omonima che si trova in Casentino vicino al Castello di Romena dove viveva “mastro Adamo” protagonista della terzina dantesca), in Piazza del Campo alla bocca del Casato (“liberamente nel campo di Siena,ogni vergogna deposta,s’affisse”), al numero 49 di Via Garibaldi quella dedicata alla brigata godereccia (“e tra’ ne la brigata in che disperse Caccia d’Ascian la vigna e la gran fronda e l’Abbagliato suo senno proferse”); in cima a Vallerozzi è apposta quella su Sapia Salvani (“Savia non fui. Avvegna che Sapìa fossi chiamata, e fui degli altrui danni più lieta assai che di ventura mia”), mentre Provenzan Salvani (“quelli é,rispose, Provenzan Salvani; ed é qui perché fu presuntuoso a recar Siena tutta alle sue mani”) è ricordato in via del Moro. Nel vicolo della Torre si ricorda Pia de’ Tolomei (“Ricorditi di me che son la Pia; Siena mi fé,disfecemi Maremma”) e il beato Pier Pettinaio nel vicolo a lui intitolato (“…che a memoria m’ebbe Pier Pettinaio in sue sante orazioni a cui di me per caritate crebbe”). Ricordiamo che in via della Diana si trova la lapide con i versi “…e per dargli più speranza che a ritrovar la Diana” per sbeffeggiare i senesi nella loro continua ricerca dell’acqua.

Anche il poeta fiorentino bene bene non ci ha mai voluto a noi senesi.

Maura Martellucci

 

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