La sfida del rilancio di Siena passa dal recupero dei grandi immobili inutilizzati e da una risposta concreta al disagio abitativo. È il messaggio lanciato dalla SUNIA Siena, che torna a puntare l’attenzione sui cosiddetti vuoti urbani e sulle difficoltà crescenti per famiglie e studenti nel trovare casa.
Il sindacato degli inquilini parla di un patrimonio immobiliare vasto e oggi inutilizzato, definito «una ferita nel tessuto cittadino», citando tra gli esempi l’ex Demanio a Vico Alto, l’immobile di viale Mazzini, l’ex Palazzo della Banca d’Italia alla Stufa Secca e l’ex studentato di via del Porrione. «La lista sarebbe anche più lunga – sottolinea il SUNIA – e il tempo delle attese è scaduto».
In questo contesto il sindacato accoglie positivamente il lancio del Piano Città degli immobili pubblici di Siena da parte del Comune di Siena in collaborazione con l’Agenzia del Demanio, ma avverte sui rischi di un’operazione solo formale. «Affinché questa iniziativa non resti un’operazione di facciata – si legge nel comunicato – è indispensabile che tutti i grandi proprietari partecipino attivamente e che la guida politica dell’amministrazione sia di prim’ordine. La casa non è una merce, ma un diritto».
Il timore espresso dal SUNIA è che la rigenerazione urbana venga utilizzata come copertura per operazioni speculative. «Il rischio che intendiamo scongiurare – afferma il sindacato – è che la retorica della rigenerazione urbana diventi un paravento per logiche di mercato prettamente speculative», con il pericolo di trasformare la città «in un prodotto finanziario accessibile solo a chi ha grandi disponibilità economiche», espellendo residenti storici e fasce più deboli dal centro.
Ampio spazio viene dedicato anche al tema dell’abitare studentesco. Secondo il SUNIA, Siena «rischia di perdere definitivamente la sua anima di città universitaria inclusiva», a causa delle criticità croniche del sistema abitativo per i fuori sede. Vengono definite uno «scempio» le residenze pubbliche vuote da anni, come quelle di viale XXIV Maggio e di via Tolomei, che «devono restare pubbliche».
Il sindacato teme che questi immobili possano essere alienati per diventare residenze di lusso o studentati privati a costi elevati. Da qui una serie di richieste precise: «vincoli di destinazione d’uso sociale e studentesco permanenti» sugli immobili del Piano Città, «un monitoraggio costante sui tavoli tecnici con il Demanio per evitare svendite del patrimonio collettivo» e politiche capaci di favorire «la permanenza dei residenti e l’accoglienza degli studenti».