Emergenza casa a Siena, il Sunia: “Il 13 per cento degli alloggi popolari è vuoto, mentre 1.400 famiglie aspettano”
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In provincia di Siena il 13% delle case popolari è vuoto e inutilizzato perché mancano i soldi per le manutenzioni, mentre circa 1.400 famiglie sono in lista d’attesa per ottenere un alloggio. A denunciare la situazione è Andrea Quadri, segretario del Sunia, che chiede maggiori investimenti nell’edilizia residenziale pubblica per affrontare un’emergenza abitativa ormai strutturale.
“Oggi affrontiamo un’emergenza abitativa che è diventata strutturale”, spiega Quadri. “In provincia di Siena, secondo i dati del 2025 diffusi dal Ministero dell’Interno, sono stati emessi 138 provvedimenti di sfratto, di cui il 20% per finita locazione”.
Un dato che, secondo il sindacato, rischia di aggravare ulteriormente la difficoltà di trovare una casa in affitto a prezzi accessibili. “Questo significa che, molto probabilmente, alcuni di questi alloggi passeranno dal mercato residenziale a quello delle locazioni turistiche, contribuendo a ridurre ulteriormente la possibilità di trovare una casa a prezzi sostenibili”, osserva il segretario del Sunia.
Per Quadri, una risposta concreta potrebbe arrivare dal recupero delle abitazioni popolari oggi inutilizzate. Ma servono risorse per rimetterle in condizioni di essere assegnate.
“Una delle soluzioni potrebbe essere l’edilizia residenziale pubblica, ma purtroppo il panorama è desolante. Il Governo ha varato un Piano Casa completamente insufficiente ad affrontare il problema dal punto di vista strutturale”, afferma.
Il sindacato richiama quindi i numeri della provincia senese. “Il 13% del patrimonio di edilizia residenziale pubblica è sfitto e inutilizzato perché sono necessari interventi di manutenzione per i quali occorre trovare le risorse. Nel frattempo, ci sono circa 1.400 famiglie già in lista d’attesa e 5.702 persone che avrebbero diritto a un alloggio popolare”.
Il problema non riguarda soltanto chi aspetta una casa. Secondo il Sunia, anche molte famiglie che vivono già negli alloggi pubblici devono fare i conti con edifici che necessitano di interventi.
“Chi invece vive già in una casa popolare si trova molto spesso in edifici vecchi, che cadono a pezzi”, sostiene Quadri. “Anche perché, negli ultimi cinque anni, l’ente gestore delle case popolari ha ridotto del 20% le risorse destinate alle manutenzioni”.
Da qui la richiesta di un cambio di passo, sia a livello nazionale sia sul territorio, per recuperare gli appartamenti vuoti, migliorare le condizioni di quelli occupati e sostenere le famiglie che non riescono più a pagare l’affitto.
“Non possiamo permettere che il disimpegno della politica venga scaricato sulle spalle degli inquilini. Per questo chiediamo maggiori risorse, il rifinanziamento del fondo affitti e di quello per la morosità incolpevole, oltre a interventi strutturali”, conclude il segretario del Sunia.
“La casa sta diventando sempre più un moltiplicatore di disuguaglianze. Deve tornare a essere un diritto”.