Epatite A e la nuova fobia dei molluschi e del pesce crudo: questo è il grande tema che questa settimana ha colpito i consumatori italiani, a causa dell’elevato numero di ricoveri in ospedale dopo aver ingerito cozze o pesce crudo. Una situazione nata nel sud Italia, ma che nel giro di pochi giorni è salita fino al nord. Metodi di conservazione sbagliati? Acque inquinate che rovinano il pesce che mangiamo? Paura eccessiva? In mezzo a questa serie di domande, intanto, anche i supermercati registrano un calo delle vendite.
“Abbiamo registrato in questa settimana un calo della vendita dei molluschi, in particolar modo delle cozze – commenta Federico Melai, socio Conad -. Dal nostro punto di vista, ci sentiamo di rassicurare tutti i clienti perché la filiera è super certificata, gli allevamenti e le acque sono controllati. Purtroppo, quando si va a leggere certe cose è normale che cresca la paura tra le persone. Per quanto riguarda il pesce crudo, invece, non abbiamo notato alcun calo”.
Il grande dilemma, dunque, sembrerebbe riguardare i molluschi piuttosto che il pesce crudo. Aspetto, confermato anche da un ristoratore senese, che giornalmente serve pesce nel proprio locale.
“Nel mio locale non ho visto un calo del consumo del pesce – commenta Michele Armenio dell’Osteria di Castelvecchio -. Posso dire però, che i clienti prestano più attenzione, tendono a fare qualche domanda in più o magari, invece del crudo ordinano un piatto di cotto. Il pesce crudo, come il tonno, il salmone, i gamberi non spaventano le persone, poiché l’abbattimento funziona. Ciò che fa un po’ più paura sono i molluschi”.
