La frenata dell’export senese non si arresta, ma rallenta. Dopo mesi di cadute pesanti, la provincia chiude i primi nove mesi del 2025 con una contrazione del –13,5%, pari a 3,3 miliardi di euro, un dato negativo ma meno drammatico rispetto al crollo del –25,1% registrato nel semestre precedente. Un recupero parziale, dunque, che però non riesce a colmare le difficoltà dei settori cardine dell’economia locale.
“La performance è negativa, ma Siena mantiene comunque il quarto posto tra le province esportatrici della Toscana”, sottolinea Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio Arezzo–Siena e di Unioncamere Toscana. “Il contributo senese rappresenta il 6% dell’export regionale. Se aggiungiamo anche Arezzo, le imprese iscritte alla nostra Camera concorrono per quasi un terzo del totale toscano”.
Il nodo resta sempre lo stesso: farmaceutica e camperistica, i due pilastri della manifattura senese. Entrambi chiudono in rosso. La farmaceutica, prima voce dell’export provinciale, cala del –14,4% fermandosi a 1,8 miliardi, in totale controtendenza rispetto al boom nazionale del settore (+40%). “È un andamento purtroppo negativo – osserva Guasconi –. Gli Stati Uniti restano il primo mercato, ma in calo. Crescono Francia, Regno Unito e Singapore, ma non abbastanza da compensare le difficoltà complessive”.
Anche la camperistica arretra del –19,6%, con mercati cruciali come Germania e Francia che dimezzano o quasi gli acquisti. “Le crescite in altri Paesi non possono compensare la perdita delle piazze principali”, commenta ancora Guasconi, che definisce “decisivo” il prossimo trimestre per capire se lo scenario internazionale influenzerà ulteriormente l’export senese.
Si muove invece a velocità variabili il comparto delle bevande (in larga parte vino). L’export vale 321 milioni, in leggero arretramento sul 2024 (–4,8%) ma in crescita sul 2023 (+4,9%). “Il dato senese, però, resta peggiore sia di quello nazionale sia di quello toscano”, evidenzia il segretario generale della Camera di Commercio Marco Randellini. “E i nuovi dazi USA del 15% rischiano di aggravare ulteriormente la situazione”.
Alcuni segnali positivi arrivano dall’agricoltura (+7,2%), dal legno (+9,9%) e dai mobili (+6,1%), ma parliamo di settori troppo piccoli per influire sul quadro generale.