A Palazzo Sansedoni si prepara una decisione, fuori si moltiplicano le voci contrarie. L’annuncio di Riccardo Coppini sull’intenzione di proporre l’adesione della Fondazione Mps all’Opas di Intesa Sanpaolo continua a scuotere Siena. E questa volta a chiedere spiegazioni non sono soltanto le forze politiche. Dal mondo delle imprese a quello delle associazioni, fino ai banchi del Consiglio comunale, si allarga il fronte di chi chiede garanzie per il futuro della banca e del territorio. A intervenire sono Mauro Rosati, Emanuele Montomoli, l’associazione Pietraserena Buongoverno Mps e i consiglieri Gianluca Marzucchi e Adriano Tortorelli. Il messaggio, pur con toni differenti, è lo stesso: prima di dire sì a Intesa, la Fondazione spieghi che cosa ci guadagna Siena.
Mauro Rosati, direttore generale della Fondazione Qualivita, esprime perplessità per la posizione assunta dal presidente della Fondazione e per le modalità con cui è stata annunciata.
“È difficile comprendere come una città intera possa conferire a una persona un riconoscimento così prestigioso e come, subito dopo, un’istituzione che riunisce realtà parte di quella stessa comunità possa, di fatto, disconoscerne il lavoro con una dichiarazione inattesa, senza che la questione sia stata prima sottoposta agli organi competenti. Tutto questo avviene, peraltro, mentre l’OPAS di Intesa è ancora in attesa delle necessarie autorizzazioni. Le istituzioni senesi dovrebbero interrogarsi su quanto accaduto. Mi auguro che lo facciano, soprattutto per tutelare la dignità di Siena e della sua comunità ”.
Non meno critico Emanuele Montomoli, professore dell’Università di Siena e fondatore di VisMederi, che richiama la responsabilità della Fondazione nei confronti della comunità senese.
“La Fondazione è patrimonio della città e dovrebbe rappresentare anche ‘il sentimento’ del territorio e dei suoi cittadini. Spero davvero che qualcuno dalla Deputazione Generale o meglio dalla Deputazione Amministratrice prenda le dovute distanze dall’operazione, per salvare almeno la faccia nei confronti dei senesi”.
Toni ancora più duri arrivano dall’associazione Pietraserena Buongoverno Mps, che si dice sorpresa dalla proposta di Coppini. L’associazione ricorda il progressivo ridimensionamento della partecipazione della Fondazione nella banca, passata nel corso degli anni da una posizione di controllo a una quota ormai marginale.
Secondo Pietraserena, sarebbe stato preferibile mantenere un atteggiamento neutrale o sostenere la linea dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. L’associazione critica inoltre le modalità e i tempi dell’annuncio, ritenendo che la proposta possa essere interpretata come un adeguamento anticipato agli equilibri che potrebbero emergere dall’operazione.
Da qui l’invito rivolto alle amministrazioni che nominano i rappresentanti negli organi della Fondazione affinché sollecitino un ripensamento. Per Pietraserena, la questione non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma anche “la dignità e l’orgoglio di una Città ”, che l’associazione considera profondamente segnata dalle vicende bancarie degli ultimi vent’anni.
Su un piano diverso, ma con interrogativi altrettanto precisi, si colloca l’intervento dei consiglieri comunali Gianluca Marzucchi, del gruppo Polis, e Adriano Tortorelli, di Progetto Siena.
“Prima le garanzie per Siena, poi gli eventuali vantaggi dell’operazione”, affermano i due consiglieri, che chiedono di conoscere quali condizioni concrete accompagnino l’eventuale adesione della Fondazione all’offerta di Intesa.
Al centro delle loro richieste ci sono la tutela dei lavoratori, il mantenimento delle funzioni della banca sul territorio e il ruolo che Siena potrà continuare ad avere.
“Se queste garanzie esistono, credo sia importante che vengano rese note”, scrivono Marzucchi e Tortorelli, sottolineando la necessità di distinguere tra semplici rassicurazioni e impegni “precisi, formalizzati e verificabili”.
I consiglieri chiedono inoltre chiarimenti sulle analisi tecniche richiamate dalla Fondazione. Quali vantaggi economici e patrimoniali sono stati individuati nell’adesione all’Opas rispetto alle possibili alternative?
La partecipazione della Fondazione, ricordano, è ormai pari allo 0,2% del capitale di Mps. Una quota limitata dal punto di vista azionario, ma con un significato storico e istituzionale ben più ampio.
Marzucchi e Tortorelli richiamano anche l’assemblea degli azionisti di Mps, convocata per il 29 ottobre, e le autorizzazioni ancora attese sull’operazione. Per questo chiedono che gli enti nominanti utilizzino il proprio peso istituzionale per ottenere garanzie chiare e verificabili.
“La partita finanziaria la giocano ovviamente gli azionisti, ma la FMPS pur avendo una (ormai piccola) partecipazione, non è certamente un azionista qualsiasi. La nostra partita deve essere un’altra: difendere gli interessi di Siena. Ed è una partita che, fino all’ultimo momento utile, abbiamo il dovere di giocare”.