La FP CGIL Siena in una nota “auspica che il dibattito sulla scarsa attrattività del sistema sanitario per il personale infermieristico si traduca al più presto in un confronto che possa portare a risultati concreti per le lavoratrici ed i lavoratori. Crediamo che tutti i soggetti in causa si debbano impegnare a non far scadere il dibattito in soluzioni semplicistiche, con un’analisi parziale e dati fuori contesto”.
“Se è vero che le criticità legate allo scarso confronto, mancanza di ascolto e stile di direzione autoritario incidono profondamente sull’attrattività del sistema sanitario nazionale , riteniamo che queste, come in ogni contesto lavorativo, siano figlie dell’intera catena di comando e perciò la capacità di incidere per rimuoverle sia responsabilità primaria di chi, ai vertici, ha gli strumenti operativi e gestionali, nonchè il potere organizzativo per costruire benessere lavorativo-si legge-. Se da un lato è auspicabile un’implementazione dei percorsi formativi e di azioni che vadano nella direzione di uno stile di leadership basato su ascolto, partecipazione e valorizzazione del personale, dall’altro è necessario dotare chi coordina delle condizioni sufficienti a garantire il benessere interno, come ad esempio personale adeguato e flessibilità organizzativa tale da garantire i diritti previsti dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro”.
“Resta del tutto evidente che la scelta del Governo di non rimuovere i tetti di spesa e di definanziare il sistema sanitario, che porteranno il Paese ad essere tra i fanalini di coda dell’Europa, stanno compromettendo il diritto alla salute dei cittadini e costituiscono il principale macigno che impedisce i processi di potenziamento dei servizi ed i relativi adeguamenti di personale – aggiungono dalla sigla-. Ed allora sarebbe necessaria l’apertura di una grande stagione di confronto con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni rappresentative del personale sanitario per creare un’alleanza ampia volta a costruire scelte condivise sui piani occupazionali e sugli strumenti organizzativi utili per un rilancio del Policlinico de Le Scotte che parta dalla valorizzazione di chi ci lavora. Infine, se è pur vero che le dinamiche retributive non sono l’unica soluzione al problema, è chiaro che l’alto carico emotivo, le complessità dei vari setting e la crescente domanda di formazione richiedono compensi adeguati, che invece sono stati mortificati sia dal recente rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-24, dato che per la prima volta nella storia non recupera neppure il costo della vita perso nel triennio, con un aumento del solo 5,7% a fronte di un’inflazione al 14,8%, sia da una contrattazione integrativa aziendale che sottrae risorse alla crescita progressiva degli stipendi.
“Questo elemento di inadeguatezza retributiva è ancora più evidente in una città che ha il costo della vita tra i più elevati del Paese ed assume una rilevanza cruciale nella scarsa attrattività del nostro ospedale”, prosegue la nota.