Gli studenti del “Duccio di Buoninsegna” raccontano il Vecchietta al Santa Maria della Scala
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Al Santa Maria della Scala la visita non è partita da un’audioguida ma da quattro parole chiave: voce, sguardo, coraggio, pubblico. A trasformarle in un racconto “dal vivo” sono stati gli studenti della 5ªB – Arti Figurative Bidimensionali del Liceo artistico “Duccio di Buoninsegna” di Siena, che per alcune ore hanno lasciato l’aula per entrare nel museo e accompagnare i visitatori lungo sale e percorsi.
L’appuntamento, Il Pittor de lo Spedale, era dedicato a Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, figura centrale del Rinascimento senese. Tra opere e ambienti legati alla sua presenza nel complesso, i ragazzi hanno guidato piccoli gruppi nel pomeriggio, gestendo spiegazioni, tempi e relazione diretta con il pubblico. Come spiega Jasmine Fonsmorti: “È stata un’esperienza molto formativa, anche perché ci mette davvero alla prova: parlare davanti a qualcuno non è mai facile. Però, per me, è stato molto bello e mi è piaciuto molto”. Sulla stessa linea la compagna di classe Chiara Fondi: “Sicuramente ci farà crescere. Abbiamo anche approfondito la vita sul Vecchietta e i luoghi in cui ha lavorato. Fare un’esperienza al Santa Maria della Scala è sempre bello: è un’occasione per conoscere le persone e mettersi in gioco”.
L’iniziativa ha chiuso il percorso “Comunicare il museo”, con il supporto di Debora Barbagli della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, seguita dai docenti Marta Batazzi e Luca Mansueto: “A scuola stiamo portando a termine un ‘compito di realtà’ – ha detto Batazzi – che consiste nel far studiare ai miei studenti in modo approfondito un artista come il Vecchietta”. E aggiunge: “Gli studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con un pubblico adulto: già questo rappresenta un passo significativo”.
Mansueto, docente di storia dell’arte e di sostegno evidenzia: “Si tratta di un progetto di didattica della storia dell’arte, nel quale abbiamo messo in pratica una didattica non nozionistica, ma partecipativa e collaborativa: l’apprendimento è proattivo e gli studenti si sono sentiti coinvolti in prima persona, come veri costruttori del proprio sapere. E sono contento dell’inclusività. La locandina è stata realizzata da una nostra studentessa speciale”.
Lo studente Angelo Cenna non ha dubbi: “Per me è stata un’esperienza bellissima. Mi piace partecipare a questi progetti, perché ci permettono di ‘entrare nel campo’ e fare pratica sul posto”. Conclude Marta Marini: “Secondo me è utile anche perché ci aiuta a entrare in un settore che potrebbe diventare un futuro lavoro e, comunque, a imparare a relazionarci con le persone, con il pubblico. È un’esperienza che ci apre molto, anche dal punto di vista lavorativo”.
Bilancio positivo: visitatori attenti e un museo che, per un pomeriggio, si è lasciato raccontare dagli studenti.