Il futuro del Sangiovese, colonna portante del vino del territorio, passa dalla genetica e dalla ricerca. Non è uno scenario lontano, ma un percorso già avviato che punta a rendere il vitigno più resistente ai cambiamenti climatici senza modificarne l’identità.
A dirlo è Coldiretti Siena, che richiama l’attenzione su un passaggio chiave: “guardare al futuro della viticoltura significa anche investire nella ricerca e nelle tecnologie che possano aiutare le piante ad adattarsi ai cambiamenti climatici e alle nuove condizioni ambientali”.
Al centro c’è il progetto sulle Tea, le nuove tecniche di evoluzione assistita che consentono di intervenire in modo mirato sul DNA della vite senza introdurre materiale genetico esterno. Un approccio che, sottolinea Coldiretti Siena, “potrebbe migliorare la sostenibilità delle coltivazioni e contenere i costi per le imprese agricole”, rafforzando al tempo stesso la tenuta produttiva.
Il tema riguarda da vicino anche la provincia di Siena. Il Sangiovese è infatti alla base di alcune tra le principali denominazioni del territorio, dal Brunello di Montalcino al Chianti fino al Vino Nobile di Montepulciano, rappresentando una componente essenziale dell’identità agricola ed economica locale.
Il progetto di sperimentazione, promosso da Coldiretti Toscana e Vigneto Toscana insieme al CREA e all’Università di Udine, punta a sviluppare piante di Sangiovese più resilienti allo stress idrico e alle principali fitopatie. L’obiettivo è garantire continuità produttiva e qualità anche in uno scenario climatico sempre più complesso.
Le Tea permettono infatti di accelerare processi naturali di adattamento intervenendo direttamente sul patrimonio genetico della pianta, senza l’introduzione di geni esterni. Una soluzione che potrebbe contribuire a ridurre l’uso di trattamenti e a rendere più sostenibile la gestione dei vigneti.
La prima pianta di Sangiovese ottenuta con queste tecniche è attualmente in crescita in vitro nei laboratori del CREA di Conegliano Veneto. Le prime applicazioni in campo sono previste a partire dalla primavera del 2027.
Per un territorio come quello senese, dove la viticoltura rappresenta una parte centrale dell’economia agricola e del paesaggio, il tema assume un valore strategico. Come evidenzia Coldiretti Siena, questo tipo di ricerca rappresenta uno strumento concreto “per difendere nel tempo la produzione e la qualità dei vini, senza snaturare il vitigno ma aiutandolo ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche”.