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Il futuro del vino italiano: tra crisi e strategie di rilancio secondo Eurispes

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Che il mondo vinicolo italiano stia attraversando una fase di profonda crisi non è un mistero; il laboratorio di ricerca italiano Eurispes, ha cercato di analizzare lo scenario, proponendo una serie di misure per fronteggiare questa situazione.

Lo ha fatto nel recente studio pubblicato intitolato: Il futuro del vino italiano. In Italia il settore del vino conta circa 30.000 imprese (di cui 1.800 a carattere industriale), 250.000 imprese agricole nella fase iniziale della filiera, per un fatturato complessivo di 16 miliardi di euro, corrispondente a circa un punto di PIL , mentre la filiera dà lavoro a circa 74.000 persone.

Il Belpaese ha spesso detenuto (e tutt’ora detiene) il primato mondiale per la quantità di vino prodotto. Nel 2025, secondo l’Unione Italiana Vini, toccherà i 47,4 milioni di ettolitri (+8% rispetto al 2024). Benchè l’Italia sia il principale esportatore al mondo con 22 milioni di ettolitri esportati, tuttavia negli ultimi tempi si registrano segni di forte rallentamento, e anzi per la prima volta registra un segno negativo.

Il vino italiano inoltre è indietro rispetto alla Francia (7,81 euro/litro), all’Australia (5,56 euro/litro) e alla Nuova Zelanda (5,86 euro/litro), per il valore del prezzo medio all’export, con 4,43 euro/litro per i vini fermi in bottiglia. Le difficoltà attuali sono date dai dazi americani, in quanto gli Usa sono il primo paese importatore. Ma non è l’unico fattore penalizzante: si assiste infatti ad un generalizzato calo dei consumi, specie per i vini rossi, con conseguente aumento delle giacenze nelle cantine.

Cresce l’interesse per i vini dealcolati o a bassa gradazione alcolica, ma anche il consumo di bevande alternative al vino. Anche la contraffazione pesa sul mercato: nel 2023 il valore dei prodotti illegali legati al settore e sequestrati ha superato i 22 milioni di euro. Quali sono le possibili soluzioni secondo Eurispes? Eurispes propone una sorta di “pacchetto di salvaguardia” a sostegno del settore. In primis occorre una revisione del Testo Unico (legge 238/2016), con la riduzione delle rese per ettaro e delle superfici vitate, la revisione dei disciplinari di produzione, la riforma del sistema delle denominazioni, con un sistema di accorpamento regionale delle denominazioni etc etc.

Per rilanciare i consumi interni, si propone di tagliare l’Iva sul vino a pasto nei ristoranti. Occorre poi migliorare la lotta alla contraffazione del vino con un impegno congiunto da parte di tutti diversi soggetti della filiera. E ancora, sostenere l’Intelligenza artificiale per il monitoraggio e la gestione dei vigneti, in modo da consentire ai viticoltori di migliorare la qualità del raccolto e ottimizzare le pratiche agronomiche. Si auspica una modifica in materia di autorizzazioni di reimpianto e una sospensione per un anno delle nuove autorizzazioni.

Altri strumenti proposti guardano a quanto stanno facendo i cugini di Oltralpe, con l’istituzione di un regime assicurativo di sostegno, e di un fondo assicurativo tra produttori. Si invoca anche un meccanismo di compensazione su base europea, con misure emergenziali mirate e limitate nel tempo volte ad attenuare gli effetti dell’aumento dei dazi, ed infine la possibilità di costituire il pegno rotativo, con il quale i produttori possono prestare il proprio vino in cantina a garanzia di prestiti bancari. Per vedere lo studio completo: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2025/09/eurispes_studio_il-fisco-in-bottiglia.pdf

Stefania Tacconi