Tradizione, arte e memoria familiare nel presepe di Angelo Paciscopi, aperto al pubblico da oltre sessant’anni
Angelo Paciscopi, detto “Nino”, ha realizzato il suo primo presepe aperto al pubblico nel 1963, nella cappella della Madonna della chiesa di Santa Caterina a Colle Val d’Elsa. Da allora, quella che era una passione personale è diventata una tradizione attesa e condivisa, capace di rinnovarsi ogni anno senza perdere il legame con le proprie radici.
Artista, restauratore e decoratore, Nino ama costruire ogni Natale ambientazioni e scenografie sempre nuove. Una passione che affonda le sue origini nella storia familiare: alcune statue presenti nel presepe di quest’anno risalgono addirittura all’Ottocento e sono appartenute alla sua famiglia.
“L’atto di costruire il presepe”, racconta Nino, “è creatività, è tempo condiviso, è un ponte tra generazioni, in cui si trasmettono storie e piccoli riti legati alla preparazione”.

Per molti anni, la realizzazione dei presepi per la chiesa di Santa Caterina è stata un lavoro corale, condiviso con altri artisti e amici: Leriano, che curava la scenografia insieme a Nino; Alberto, falegname, responsabile delle parti in legno; Enrico, addetto all’assemblaggio e all’incollaggio; e Lida, sarta del gruppo, che realizzava vesti e panneggi.
Quel tempo è ormai passato, ma la tradizione è rimasta intatta. Oggi Nino costruisce il presepe nel suo garage, aprendolo ai visitatori durante il periodo delle festività natalizie, trasformando uno spazio privato in un luogo di incontro e condivisione.
“Ogni famiglia”, continua nel suo racconto, “inserisce elementi propri: statuine sbeccate, personaggi sacri, storie di folklore e di umanità”. Nel suo presepe trovano spazio figure simboliche come Benino, ’o sognatore — il pastore dormiente che sogna il presepe — la lavandaia, fino ad arrivare a personaggi anacronistici, come il cacciatore con il fucile.
Sul fondo della scena si staglia Betlemme, con le cupole delle case realizzate in cartapesta. Attento a ogni dettaglio, Nino ha iniziato a costruirle già ad agosto, lasciandole asciugare naturalmente all’aria per evitare l’uso del gesso, che avrebbe appesantito l’opera. Accanto ai personaggi storici — Maria, Giuseppe, il suonatore di flauto, il pastore che saluta e il nobile con la mantella damascata, presenti nei presepi di famiglia già nell’Ottocento — compaiono anche nuove figure, come il pescatore e l’arrotino.
“I miei presepi sono fatti di tradizioni che si conservano e si trasformano ogni anno”, conclude Nino, “perché così è la vita: il vecchio e il nuovo camminano sempre insieme”.
E allora non resta che dire grazie a Nino, per continuare a mantenere viva una tradizione che è memoria, arte e racconto collettivo.