In occasione della giornata di studi Oltre l’emergenza, la Galleria dell’Accademia di Firenze presenta al pubblico, da domani martedì 3 novembre 2026, il trittico del Maestro della Madonna Straus, un’opera gravemente danneggiata dall’alluvione del 1966 e recuperata grazie a un complesso intervento di restauro. La sua vicenda racconta una pagina significativa della storia della conservazione del patrimonio artistico, segnata dalle difficoltà affrontate e dalle nuove competenze maturate dopo la catastrofe.
Normalmente custodito nei depositi, il dipinto raffigurante la Madonna con Bambino e santi Matteo e Michele arcangelo, realizzato intorno al 1380-1385, è esposto nelle sale del primo piano dedicate alla pittura tardogotica.
Il Maestro della Madonna Straus, pittore anonimo attivo a Firenze tra la fine del XIV secolo e il primo quarto del XV, si formò nella bottega di Agnolo Gaddi e fu influenzato dalla pittura di Lorenzo Monaco, sviluppando uno stile elegante e raffinato che si distingue per l’eleganza delle figure, dalle espressioni dolci e malinconiche, e per la raffinatezza degli elementi decorativi, dalle aureole incise alle stoffe preziose.
Acquistato nel 1889 dalle Regie Gallerie Fiorentine, proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo a Nebbiano, nel territorio di Certaldo. Dal 1912 era conservato nell’oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio, a Firenze, dove si trovava il 4 novembre 1966, quando fu raggiunto dalle acque dell’Arno.
La piena provocò gravi danni alla superficie pittorica e alla doratura del fondo, rendendo necessario un tempestivo intervento di restauro, condotto nei laboratori allestiti alla Fortezza da Basso.
Al termine del restauro, il trittico fu presentato nel 1972 alla mostra Firenze restaura: il laboratorio nel suo quarantennio, allestita alla Fortezza da Basso nella sezione dedicata alle opere danneggiate dall’alluvione.
L’esposizione è accompagnata da una selezione di fotografie storiche che documentano i danni subiti e le diverse fasi del recupero, offrendo ai visitatori la possibilità di ripercorrere da vicino una vicenda esemplare della storia del restauro.
Ora, dopo essere stato trasferito alla Galleria dell’Accademia nel 2000, il trittico torna così visibile non soltanto come testimonianza della pittura fiorentina tardogotica, ma anche come documento del lavoro e delle competenze che contribuirono alla salvaguardia del patrimonio artistico dopo l’alluvione.
L’esposizione è visitabile fino al 31 gennaio 2027