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Il trittico di Spinello Aretino torna a splendere nella Galleria dell’Accademia di Firenze

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Dopo mesi di lavoro e un articolato intervento di restauro, il trittico di Spinello Aretino torna a splendere alla Galleria dell’Accademia di Firenze. L’opera, datata 1391 e firmata dall’artista aretino, sarà al centro di un’esposizione dedicata, visitabile dal 24 febbraio all’11 maggio 2026 nelle sale del primo piano riservate alla pittura fiorentina del Tardo Trecento.

Il restauro, avviato nel novembre 2024 e accompagnato da una completa campagna di indagini diagnostiche, ha restituito piena leggibilità al dipinto, raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea e Matteo, con i profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori.

«L’allestimento nasce dall’idea di valorizzare non solo la straordinaria qualità dell’opera e il suo ruolo nell’evoluzione della pittura toscana tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento – sottolinea la direttrice generale Andreina Contessa – ma anche di rendere visibile al pubblico il lavoro quotidiano di studio e conservazione che si svolge dietro le quinte del museo». La mostra documenta le fasi dell’intervento con un percorso di approfondimento che include un video e materiali illustrativi.

L’esposizione è curata da Elvira Altiero, storica dell’arte, ed Eleonora Pucci, restauratrice, con un allestimento progettato dagli architetti Claudia Gerola, Barbara Francalanci e Roberto Lembo. Il restauro è stato eseguito da Andrea e Lucia Dori, con l’intervento sul supporto ligneo di Roberto Buda e le indagini diagnostiche a cura di Ottaviano Caruso.

Spinello di Luca, detto Spinello Aretino per le sue origini, fu tra i protagonisti della pittura toscana tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento. Autore di importanti tavole d’altare e cicli di affreschi, contribuì al rinnovamento del linguaggio figurativo del suo tempo.

Il trittico, fondo oro su tavola, fu commissionato dal mercante lucchese Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca. I santi raffigurati rendono omaggio al titolare della chiesa e ai nomi del donatore e dei suoi familiari. L’opera rappresenta un punto fermo per la ricostruzione della carriera dell’artista, in un periodo di frequenti spostamenti tra Lucca, Pisa e Firenze.

Nel 1850 il dipinto rischiò l’esportazione all’estero a seguito di una vendita illecita, bloccata dal governo toscano che ne sancì l’ingresso definitivo nelle collezioni della Galleria dell’Accademia.

Prima dell’intervento l’opera appariva fortemente alterata: depositi superficiali, vernici ossidate, stuccature invasive, ridipinture e fenditure del supporto ligneo compromettevano la leggibilità complessiva. Le indagini preliminari hanno permesso di distinguere le parti originali dagli interventi successivi, individuare il disegno preparatorio e studiare materiali e pigmenti utilizzati dall’artista.

La fase più delicata è stata la pulitura, condotta gradualmente per stabilire il livello ottimale di intervento. La rimozione delle ridipinture ha consentito di riportare alla luce il blu originario del manto della Madonna, realizzato con azzurrite e oltremare naturale. Sul supporto ligneo sono state eliminate le vecchie traverse, sostituite con nuove strutture in legno di castagno ancorate con meccanismi elastici.

L’intervento ha restituito brillantezza alle cromie, valorizzando i passaggi di luce, il ritmo dei panneggi e la qualità degli incarnati. Ne emerge con rinnovata chiarezza l’elevato valore dell’opera, testimonianza significativa dell’attività di Spinello Aretino a Lucca e del ruolo centrale che il dipinto riveste nella storia della pittura toscana tra Tre e Quattrocento.

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