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Imprese a Siena, più aperture che chiusure nel 2025 ma la crescita è inferiore alla media nazionale

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Più imprese che chiudono, ma il saldo resta positivo: Siena tiene, anche se cresce meno del resto del Paese.

Nel 2025 il sistema imprenditoriale della provincia di Siena conferma una linea di sostanziale stabilità, con un numero di nuove imprese superiore a quello delle cessazioni, ma con ritmi di crescita inferiori rispetto alla media regionale e nazionale.

Secondo i dati Movimprese, diffusi dalla Camera di Commercio di Arezzo-Siena, nel corso dell’anno sono nate 1.326 nuove imprese, mentre 1.259 hanno cessato l’attività (escluse le chiusure d’ufficio). Il saldo è quindi positivo per 67 unità, leggermente inferiore a quello registrato nel 2024, ma in continuità con la fase di tenuta avviata nel periodo post-pandemico.

Il tasso di crescita si attesta allo 0,25%, un dato che colloca Siena in una posizione intermedia nel contesto toscano: meglio di province in difficoltà come Massa Carrara, ma lontana dalle performance di territori più dinamici come Prato. La crescita resta inoltre inferiore sia alla media regionale (+0,43%) sia a quella nazionale (+0,96%).

“I dati confermano una sostanziale tenuta strutturale del sistema imprenditoriale senese – commenta Massimo Guasconi, presidente dell’Ente camerale –. Con un saldo attivo e un tasso di crescita positivo, il nostro territorio dimostra resilienza nonostante le complessità dello scenario macroeconomico”.

A fine 2025 le imprese registrate in provincia sono 27.133, in lieve calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Un dato che, spiega la Camera di Commercio, è legato alla cancellazione d’ufficio di 123 imprese formalmente iscritte ma non più operative da tempo. Cresce invece il numero delle unità locali, che raggiunge quota 36.202, con un incremento dello 0,2%.

Sul fronte occupazionale il quadro è articolato. Gli addetti nelle imprese con sede legale in provincia diminuiscono dello 0,7%, attestandosi a 118.036 unità, mentre resta sostanzialmente stabile l’occupazione nelle unità locali, comprese quelle di imprese con sede fuori provincia (+0,04%).

L’analisi settoriale mostra difficoltà nei comparti tradizionali: agricoltura, manifatturiero, costruzioni e commercio registrano flessioni, così come la ristorazione. In particolare, nel manifatturiero risultano in calo settori storici come abbigliamento, pelletteria, calzature, mobili e macchinari.

In controtendenza crescono i servizi a maggiore contenuto professionale e tecnologico. Segnali positivi arrivano dalle attività finanziarie e assicurative, dai servizi alle imprese, dall’informazione e comunicazione e dalle professioni tecniche e scientifiche. Anche il turismo continua a mostrare capacità di assorbire occupazione.

“Si tratta di segnali di un’evoluzione verso un’economia fondata sulle competenze e sull’alto valore aggiunto – sottolinea Guasconi –. In questo scenario, il ruolo della Camera di Commercio è quello di accompagnare le imprese nella doppia transizione digitale ed ecologica, che rappresenta la vera leva strategica per garantire solidità e sviluppo al sistema economico locale”.