La Cassazione ha stabilito che al ristorante in Italia gli albergatori o ristoratori non hanno alcun obbligo di servire l’acqua “del sindaco”, in totale controtendenza alle direttive europee.
La sentenza arriva alla fine di una vicenda durata 6 anni, che vede come protagonista una facoltosa cliente, ospite durante le feste natalizie di un hotel a cinque stelle in Alto Adige, che aveva richiesto di farsi servire (anche a pagamento) acqua non imbottigliata durante i pasti, e che l’albergo le aveva rifiutato. Nella struttura (dove una settimana costa sui 5.700 euro) il personale era autorizzato a servire ai clienti esclusivamente l’acqua in bottiglie da 750ml al costo di 7,00 euro l’una.
La cliente, irritata dal rifiuto, al termine della vacanza, decide di citare in giudizio l’albergo, chiedendo 2.700 euro di risarcimento per danno economico e stress emotivo, sostenendo che l’accesso all’acqua potabile costituisce un diritto fondamentale, e quindi che servire l’acqua di rete ai clienti rientra tra i servizi essenziali come le pulizie, o i prodotti di cortesia in bagno. Tuttavia si vede respingere la richiesta sia dal giudice di pace, che in appello e infine dalla Corte Suprema. Dato che l’ordinamento italiano manca di una norma che regoli la materia, o che imponga un obbligo a ristoratori e albergatori di servire l’acqua di rete, la Cassazione è intervenuta a ristabilire i confini tra diritti dei consumatori e politiche commerciali dei gestori.
Essa ha stabilito infatti che “in assenza di accordi preventivi, la scelta resta affidata alla libera politica commerciale della singola struttura”, aggiungendo che il diritto umano universale all’acqua obbliga lo Stato a garantire l’accesso alla rete idrica pubblica, ma non i privati commerciali a portarla a tavola. In senso contrario va la direttiva europea nr 2184 del 2020, la quale incoraggia la messa a disposizione di tale acqua a titolo gratuito, o a prezzi modici, per i clienti nei ristoranti, nelle mense, e nei servizi di ristorazione.
Tuttavia le direttive europee non sono vincolanti, e demandano l’applicazione e le scelte alle leggi nazionali. L’Italia va in controtendenza anche rispetto a numerosi Paesi membri dell’Unione Europea come Francia, Spagna, Regno Unito etc., dove è ormai prassi consolidata servire una caraffa di acqua da rete pubblica ai clienti negli esercizi. L’Italia è infatti tra i primi consumatori in Europa e nel mondo di acqua in bottiglia.
Stefania Tacconi