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In Toscana il secondo caso di suicidio assistito: “Nessuno dovrebbe lottare anni per un suo diritto”. Lojudice (Cet): “Rispetto per il dolore”:

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Un ultimo messaggio forte, quasi un testamento morale quello che Libera (nome di fantasia a tutela della privacy) ha affidato all’associazione Luca Coscioni prima di procedere alla autosomministrazione di un farmaco letale tramite il dispositivo con comando oculare che era stato appositamente predisposto dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per consentire di azionare l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita.  “Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito” aveva scritto la 55enne toscana, che è la 14esima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana seguita dall’Associazione Luca Coscioni.

Libera, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta a casa sua, oggi. Grazie al sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale, la donna ha potuto attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco, superando l’ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura.

Il messaggio che Libera ha affidato all’Associazione Luca Coscioni: “Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso. Ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni, che mi ha dato voce e strumenti per vedere riconosciuto questo diritto. E ringrazio, con sincera gratitudine, il mio medico, Paolo Malacarne. Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”. “Libera” aveva ottenuto dalla USL Toscana Nord Ovest il via libera per l’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria a luglio 2024. Non essendo però in grado di assumere autonomamente il farmaco letale, essendo completamente paralizzata, aveva presentato un ricorso urgente, tramite il suo collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, affinché il suo medico fosse autorizzato a somministrare il farmaco. A quel punto il giudice di Firenze aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo del codice penale che configura il reato di omicidio del consenziente, il 579 del codice penale, perché la somministrazione del farmaco da parte del medico sarebbe rientrata in questa fattispecie di reato. Dopo l’intervento della Consulta, che ha ordinato la verifica anche a livello internazionale dell’esistenza di dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco per il suicidio assistito, il CNR su ordine del tribunale ha predisposto e collaudato il dispositivo.

“Di fronte alla disperazione che si concretizza c’è poco da dire – è il commento del cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente Cet – . Serve il rispetto per il dolore. Mi dispiace, si arriva a questo o perché le persone sono lasciate troppo sole o perché non c’è un’alternativa ma di fronte al dolore umano si deve solo tacere e rispettare al di là delle leggi sulle quali mi sono già espresso, ci siamo già espressi. Se ci pensate, una volta addirittura non si facevano i funerali in chiesa per coloro che si suicidavano, oggi si ammette tutto perché di fronte alla misericordia di Dio nessuno può dire nulla. Dispiace che lo Stato invece di tutelare queste fragilità arriva quasi ad agevolare certe scelte,, per qualcuno può essere rivendicazione di un diritto per noi è non mettere al proprio posto il senso e il valore della vita. Tuttavia – conclude il cardinale –  ogni caso è a sé e va analizzato di volta in volta, quindi si partecipa al dolore senza entrare e giudicare. Preghiamo per chiunque, anche per questa persona e la affidiamo alla misericordia del Signore”.
Katiuscia Vaselli