È la Toscana la regione italiana con il maggior numero di produzioni candidate da ad essere riconosciute per legge “Indicazioni geografiche artigianali e industriali”.
Sono dieci. Godranno di un marchio di qualità e di una protezione speciale analoga a quella già accordata ai prodotti agroalimentari Igp. Il loro valore economico e culturale sarà tutelato in modo strutturato.
“Unioncamere, all’atto di essere ascoltata sul tema in audizione davanti alla Commissione parlamentare permanente industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, ha giustamente sottolineato che il made in Italy non rappresenta soltanto un marchio commerciale, ma un ecosistema complesso di saperi, competenze, tradizioni produttive e territori, che costituisce un fattore distintivo della competitività del Paese. E per questo va tutelato – dice il presidente di Unioncamere Toscana Massimo Guasconi-. Ritengo, però, che l’attuale lista dei candidati al riconoscimento debba essere necessariamente allargata ad altri distretti di grande rilievo, come in Toscana quello aretino dell’oro e della pelletteria solo per fare due esempi. E come sistema camerale lavoreremo in questa direzione.
Le 10 produzioni toscane candidate a “Indicazioni geografiche artigianali e industriali” sono l’alabastro di Volterra, le due produzioni di carta dei distretti di Lucca e di Pistoia, il conciario di Santa Croce sull’Arno, le produzioni dei due distretti del tessile-abbigliamento di Empoli e di Prato. Le tre del distretto del marmo di Carrara, la produzione del travertino di Rapolano. “Orgogliosi di questo primato – commenta Guasconi – La Toscana può e deve far leva sulla valorizzazione delle proprie eccellenze se vuole assicurarsi un futuro di sviluppo economico. L’atto legislativo si configura come la tappa di un processo di valorizzazione che intende trasformare il legame tra prodotto e territorio in un vero e proprio titolo di proprietà industriale, capace di garantire certezza giuridica, contrastare fenomeni di imitazione e rafforzare le strategie di internazionalizzazione delle imprese. E’una tappa evidentemente interlocutoria. Ripeto la convinzione che altre produzioni meritino e debbano potersi fregiare del riconoscimento”.