Interventi di mitraclip, alle Scotte raggiunta quota cinquanta

La Cardiologia interventistica delle Scotte, diretta dal dottor Massimo Fineschi, tocca quota cinquanta interventi di mitraclip, una procedura di riparazione della valvola mitralica attraverso un catetere, in tre anni.

Al policlinico infatti si effettua questa operazione da tre anni.

“E’ un traguardo di grande soddisfazione per tutta l’équipe – spiega il dottor Massimo Fineschi -. La mitraclip è una procedura poco invasiva che offre grossi vantaggi al paziente in termini di sintomi e di outcome. Il trattamento della valvola mitrale si aggiunge quindi al trattamento della valvola aortica che effettuiamo da più tempo e per il quale abbiamo raggiunto oltre mille procedure. Possiamo così garantire ai pazienti dell’area vasta sud est, quindi delle province di Siena, Arezzo e Grosseto, il trattamento di tutte le patologie valvolari con metodologie e tecniche meno invasive”.

La procedura non viene effettuata su tutti i pazienti. “Coloro che hanno insufficienza mitralica che sono candidati alla mitraclip per l’età o per le comorbidità hanno un rischio proibitivo o una controindicazione assoluta per un intervento classico di tipo cardiochirurgico, che rimane comunque la prima scelta in generale per il trattamento dell’insufficienza mitralica”, spiega Fineschi

La cardiologia interventistica fa parte del dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Aou senese, diretto dalla professoressa Serafina Valente, e lavora in sinergia all’interno dell’heart team.

“I pazienti eleggibili per l’intervento di mitraclip – aggiunge Fineschi – vengono accuratamente selezionati nel nostro heart team aziendale, al quale partecipano ovviamente i cardiologi clinici, i cardiochirurghi ed i cardioanestesisti. Sottolineo infatti che anche questo risultato sulle mitraclip è frutto di un grande lavoro di squadra: la procedura di plastica della mitrale con mitraclip viene effettuata nella sala della cardiologia interventistica dai cardiologi interventisti con l’apporto fondamentale della guida fatta con ecografia transesofagea dal cardiologo clinico, con la presenza del cardioanestesista che provvede alla gestione del paziente dal punto di vista anestesiologico, con la supervisione del cardiochirurgo che ha dato la sua approvazione precedentemente proprio nell’ambito dell’heart team”.