Iran-Usa, un senese nel Bahrein bombardato: “Sirene e boati dal mattino, la paura è stata totale”
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Le sirene di allarme, i boati a pochi chilometri di distanza e le notifiche del governo che invitano a restare chiusi in luoghi sicuri. È il risveglio vissuto oggi, 28 febbraio, da Filippo Betti, 28 anni, senese, in Bahrein per lavoro. Nella mattinata l’Iran ha colpito obiettivi militari statunitensi nel Golfo, tra cui la base della Quinta Flotta Usa a Manama, in risposta ai raid condotti da Stati Uniti e Israele contro siti iraniani. Betti si trova a circa tre chilometri dalla base americana e ha raccontato in diretta le ore degli attacchi e della tensione.
Il giovane è in Bahrein dal primo dicembre. Lavora per Pramac, al momento impegnata nell’apertura di una nuova fabbrica “in una zona abbastanza vicina alla base militare – spiega-. Tra la fabbrica e la base si trova l’albergo dove soggiorno. Sono a 3 chilometri dalla base militare americana”.
I primi segnali sono arrivati in tarda mattinata. “Verso le 11.30 ora locale, quindi le 9.30 ora italiana. È arrivata una notifica di allarme da parte del governo del Bahrein che invitava a restare al sicuro e a non muoversi per strada. Poco dopo ho sentito i primi boati, circa cinque o sei”.
Dopo un momento di apparente calma, gli attacchi sono ripresi. “Dalle 12 fino alle 13, a intervalli regolari, altri dieci-quindici boati. Poco fa ci sono stati altri attacchi. È arrivata un’altra notifica del governo di restare in luoghi chiusi per evitare la caduta di detriti, perché stanno intercettando i missili”.
Al momento dell’intervista, Betti si trovava nella hall dell’albergo “in attesa di novità e sperando di poter rientrare presto in Italia”.
Il primo impatto emotivo è stato forte: “Inizialmente spavento totale – ha aggiunto-. Cercavo di rimanere lucido, ma non è facile. Quando ho realizzato quello che stava succedendo immaginavo che avessero mirato obiettivi militari, però non lo potevo sapere. Quindi inizialmente molta paura”.
Con il passare delle ore sono arrivate conferme che gli obiettivi fossero militari, “quindi un minimo di tranquillità in più c’è – osserva il ventottenne-. Però è un sentimento brutto. Sono comunque vicino, si vede il fumo, si vedono le zone bombardate. Non è bello per niente”.
Fino a ieri, racconta, non si percepiva un clima di emergenza: “Nelle settimane precedenti molta calma e tranquillità. È una nazione molto pacifica, non c’era percezione del rischio sui civili. Ieri sera la gente era a cena fuori, c’era massima tranquillità. È stato totalmente inatteso”.
Molti lavoratori stranieri presenti nel Paese si sono trovati spaesati: “Molti sono expat, tanta gente viene da fuori dal Bahrain, quindi tutti abbastanza spaesati. Mi sono sentito con colleghi bahrainiti, anche loro sorpresi e in attesa di istruzioni dal governo. Sono tutti in casa, chiusi”.
L’azienda, spiega, si è attivata immediatamente: “Ci stanno aiutando in tutti i modi possibili, parlando direttamente con la Farnesina. Stiamo lavorando per trovare una soluzione per rientrare. Non sarà immediata: lo spazio aereo credo sia bloccato. Appena sarà possibile organizzeranno qualcosa per farci rientrare il prima possibile”.