Ottanta negozi in meno nel centro di Siena in tredici anni. È il dato più evidente che emerge dall’analisi del Centro Studi Confcommercio, che fotografa un cambiamento profondo nei consumi e nella struttura commerciale della città.
Nel 2012 le imprese del commercio al dettaglio nel centro erano 322, nel 2025 sono scese a 242. Un calo significativo che si registra anche fuori dal centro, dove le attività passano da 381 a 312. Un trend già in atto prima della pandemia: nel 2019, infatti, le imprese erano già diminuite sia nel centro storico che nelle aree esterne.
A crescere, invece, sono alberghi, bar e ristoranti, anche se negli ultimi anni il ritmo si è rallentato. In centro si passa da 218 attività nel 2012 a 252 nel 2025, ma con un leggero calo rispetto al 2019. Fuori dal centro, invece, la crescita prosegue.
È una trasformazione che colpisce soprattutto il commercio tradizionale. Calano in modo marcato settori come abbigliamento e calzature, mobili e ferramenta, libri e giocattoli, mentre crollano le edicole, oggi ridotte a cinque nel centro storico. In controtendenza solo alcune categorie, come le attività legate all’alloggio e, in parte, la ristorazione fuori dal centro.
«Si conferma ciò che conosciamo fin troppo bene – sottolinea Daniele Pracchia, direttore di Confcommercio Siena –: sta sparendo una tipologia di impresa. Le cause sono chiare: perdita di potere d’acquisto delle famiglie, costi elevati, affitti alti, crescita dell’online e mancanza di politiche strutturate su più livelli».
Un fenomeno che non riguarda solo Siena. «Accade ovunque – aggiunge Pracchia – ma qualcosa si può e si deve fare. Servono interventi su accessibilità, qualità urbana, promozione, credito agevolato e formazione, oltre a una riflessione sugli affitti e sulle politiche fiscali».
Tra le proposte, Confcommercio rilancia il progetto Cities, che punta a contrastare la desertificazione commerciale e a valorizzare il ruolo delle imprese di prossimità nel governo urbano. L’obiettivo è integrare sviluppo economico, urbanistica e servizi, per rendere le città più vive e attrattive.
Il quadro locale si inserisce in una tendenza nazionale: tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi 156mila punti vendita, mentre crescono soprattutto le attività di alloggio e ristorazione. Un cambiamento che riflette nuove abitudini di consumo e una trasformazione sempre più evidente dei centri storici.