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La denuncia dei docenti del Cnddu: “Svastica in una scuola a Castelnuovo. Non è una ragazzata”

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Una svastica e altre scritte riconducibili a linguaggi di odio e intolleranza sono state trovate nei bagni dell’istituto Papini di Castelnuovo Berardenga. A segnalare l’episodio è il presidente del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani Romano Pesavento, che esprime “profonda preoccupazione e ferma condanna” per quanto accaduto all’interno della scuola.

“Non può essere liquidato come una semplice ‘ragazzata’ o come un episodio isolato privo di significato”, afferma Pesavento. “Quando simboli che evocano ideologie autoritarie, razziste e violente entrano negli spazi della scuola, è necessario fermarsi e interrogarsi con serietà sul contesto culturale nel quale crescono le nuove generazioni”.

Il Coordinamento sottolinea come la scuola rappresenti uno specchio della società e come i giovani siano continuamente esposti a modelli e messaggi provenienti dal dibattito pubblico e dai social network. “I ragazzi assorbono stimoli e linguaggi che spesso circolano nello spazio mediatico e digitale”, osserva Pesavento. “In un clima comunicativo segnato da polarizzazione e aggressività verbale, il rischio è che simboli carichi di violenza storica perdano il loro significato e vengano percepiti come semplici provocazioni”.

Proprio per questo motivo, secondo il Coordinamento, non è possibile rispondere con il silenzio o con l’indifferenza. “L’assenza di una reazione collettiva chiara può essere interpretata come una forma di tolleranza implicita verso fenomeni che invece devono essere riconosciuti e contrastati con decisione”, aggiunge Pesavento.

Il Coordinamento ritiene inoltre che la risposta non possa limitarsi ai soli provvedimenti disciplinari. “Le eventuali sanzioni sono necessarie, ma episodi di questo tipo devono diventare occasioni di riflessione condivisa”, sottolinea Pesavento. “Serve rafforzare il patto educativo tra scuola, famiglie e territorio”.

Nella stessa direzione va anche l’appello dell’associazione “Il Muro e La Crepa”, che ha invitato la comunità a non abituarsi ai linguaggi dell’odio e a promuovere momenti di confronto tra studenti, docenti e genitori. Un invito che il Coordinamento dei docenti dei Diritti umani accoglie con favore.

“È attraverso il dialogo educativo, la consapevolezza storica e lo sviluppo del pensiero critico che possiamo dare ai ragazzi gli strumenti per riconoscere e rifiutare simboli e linguaggi di discriminazione”, spiega ancora Pesavento.

Secondo il CNDDU diventa quindi sempre più urgente rafforzare nelle scuole i percorsi di educazione ai diritti umani, alla cittadinanza democratica, alla memoria storica e alla cultura della pace. “Promuovere il rispetto della diversità, l’uguaglianza e la solidarietà non significa trasmettere principi astratti, ma formare cittadini capaci di interpretare il presente e opporsi consapevolmente a ogni forma di razzismo e autoritarismo”.

Il Coordinamento auspica infine che quanto accaduto all’istituto Papini possa trasformarsi in un momento di crescita per la comunità scolastica. “La scuola è il cuore pulsante della comunità civile. Proteggerne i valori significa assumersi la responsabilità di guidare le nuove generazioni verso una cultura del rispetto e della dignità umana”, conclude Pesavento. “Ci auguriamo che questo episodio diventi l’occasione per avviare un percorso educativo condiviso e rafforzare l’impegno civile di tutta la comunità”.