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La Valdelsa omaggia cinque Donne Fiere del territorio

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Svelato il quintetto di donne omaggiate nell’ambito del progetto “Donne Fiere” curato dal Centro Pari Opportunità della Valdelsa e giunto alla quarta edizione. “Un progetto – dice la sindaca di Poggibonsi e presidente del CPO – nato per ringraziare e valorizzare tante donne del nostro territorio che hanno lasciato un segno, che hanno dato un contributo alla comunità anche in termini di emancipazione e abbattimento degli stereotipi di genere. Grandi donne che quest’anno omaggiamo anche introducendo una mostra itinerante dei loro ritratti, per valorizzarne la storia e diffonderne la conoscenza”.

Questa mattina i nomi delle cinque Donne Fiere 2026 sono stati svelati durante l’iniziativa che si è svolta all’Accabì. Si tratta della casolese Lavinia Serpi, professoressa e appassionata di arte e archeologia, della instancabile ostetrica colligiana Tita Gambassini, della poggibonsese Loretta Montemaggi, politica e prima donna italiana presidente di un consiglio regionale, della staffetta partigiana Lina Tozzi Radi di Radicondoli, di Mina Biagini di San Gimignano, partigiana e donna impegnata nella lotta per i diritti.

Le cerimonia si è svolta alla presenza dei cinque Comuni del CPO ma anche di amici e parenti che hanno condiviso i loro ricordi.
Presenti per i Comuni le cinque assessore alle Pari Opportunità che hanno raccontato le 5 Donne Fiere.

Come negli scorsi anni alle Donne Fiere sono stati dedicati cinque pannelli con biografia e ritratti realizzati dall’illustratrice Domitilla Marzuoli. Dopo la cerimonia è stata aperta la mostra allestita nelle sale espositive dell’Accabì con tutti i ritratti realizzati in queste quattro edizioni. La mostra ha natura itinerante e dopo l’Accabì si sposterà nei vari Comuni del CPO.

Di seguito una breve biografia delle Donne Fiere 2026

Per Casole d’Elsa Lavinia Serpi Cao di S. Marco (1920 – 2009). Una protagonista della crescita culturale della Valdelsa. Insegnante, appassionata di arte ed archeologia, dedicò la propria vita alla valorizzazione dei giovani artisti e alla promozione del patrimonio archeologico del territorio, facendo appassionare all’archeologia molti ragazzi. Durante la sua residenza a Casole d’Elsa, nel 1965 contribuì alla nascita della Società Archeologica Valdelsa, di cui fu la prima presidente, e nel 1968 del primo Antiquarium. Entusiasta promotrice di mostre, concerti e numerose iniziative culturali, si impegnò anche per lo sviluppo sociale della comunità, favorendo anche la realizzazione dell’immobile destinato alla Scuola Media. Per il suo profondo amore verso il territorio e per l’eredità culturale lasciata, rappresenta un esempio autentico di “Donna fiera della Valdelsa”.

Per Colle di Val d’Elsa Tita Gambassini (1912–2006). Nata a Colle di Val d’Elsa, è stata una figura straordinaria dell’assistenza materno-infantile. Ostetrica preparata e instancabile, ha esercitato durante la Seconda guerra mondiale in Maremma, raggiungendo le partorienti anche a cavallo di un asino e aiutando in segreto i partigiani locali. Determinata, coraggiosa e profondamente umana, ha sempre protetto le donne più fragili in un periodo difficile della nostra storia. Nel 1952 torna a Colle come ostetrica comunale, ruolo che ricoprirà fino al 1977 con dedizione assoluta. Collabora con medici, ospedali e servizi pubblici, contribuendo alla nascita dell’Ambulatorio O.M.N.I. e all’istituzione del Gruppo Donatori di Sangue. È mentore per molte giovani ostetriche, con le quali costruisce rapporti di stima e crescita professionale. In tutta la sua lunga carriera non ha mai perduto una partoriente, segno della sua competenza e del suo impegno costante. Amata per la sua forza e rispettata per la sua autorevolezza, rimane una figura di riferimento per generazioni di famiglie. La sua vita testimonia cosa significhi prendersi cura della comunità con coraggio, responsabilità e cuore. Desideriamo celebrarla come esempio luminoso di servizio, professionalità e umanità.

Per Poggibonsi Loretta Montemaggi (1930 – 2007). Nata a Poggibonsi, fu pioniera della politica toscana, una delle prime donne a conquistare spazi di leadership in un’Italia che ancora relegava le donne ai margini della vita pubblica. Entrata nel PCI a soli 14 anni, trovò nella politica un luogo di libertà e di parola, trasformando la propria esperienza personale in un impegno costante per i diritti, la parità e l’autonomia femminile. Dal 1960 iniziò il suo percorso nelle istituzioni: consigliera comunale, poi provinciale, quindi — dal 1970 — una delle prime due donne elette nel Consiglio regionale della Toscana. Nel 1975 raggiunse un traguardo storico diventando la prima donna in Italia a presiedere un Consiglio Regionale, rompendo un confine simbolico e politico che sembrava invalicabile. La sua azione, rigorosa e visionaria, ha contribuito a ridefinire il ruolo delle donne nelle istituzioni, mostrando quanto sia essenziale che esistano figure che tracciano percorsi e rendono visibile una leadership femminile forte, competente e libera.

Per Radicondoli Lina Tozzi Radi (1915–2002). Una figura chiave della Resistenza toscana nelle aree di Radicondoli e Montieri. Nata in una famiglia mezzadrile di forti ideali socialisti, si unì alla lotta partigiana collaborando con la XXIII Brigata Garibaldi “Guido Boscaglia”. Come staffetta, svolgeva compiti vitali e pericolosi: trasportava messaggi segreti, curava i feriti, cuciva uniformi e distribuiva cibo ai soldati “sbandati”. Nonostante il costante rischio di cattura da parte delle truppe nazifasciste, Lina scelse la via della “resistenza civile” senza mai pretendere onorificenze militari nel dopoguerra. La sua dedizione è oggi un esempio di coraggio femminile, fondamentale per la liberazione del territorio senese.

Per San Gimignano Mina Biagini (1915–2002). Partigiana combattente nella Brigata “Spartaco Lavagnini”, seppe unire il coraggio all’ingegno, sfidando il regime con spirito di iniziativa e audacia. Il 10 giugno 1944 fu protagonista in prima linea della liberazione di 72 prigionieri politici dal carcere di San Gimignano, un’azione condotta con tale rapidità che, come lei stessa ricordava, “non si sparò neanche un colpo”. Con la Liberazione, trasformò la sua militanza in un instancabile impegno per la dignità del lavoro. Divenuta dirigente della Federmezzadri e poi Segretaria Generale del Sindacato Tabacchine, dedicò la vita a organizzare le donne delle campagne e delle fabbriche. Credeva fermamente che l’emancipazione femminile passasse attraverso le rivendicazioni concrete: lottò affinché le donne non avessero paura di chiedere luce, acqua, strade e asili, vedendo in questi bisogni quotidiani il terreno su cui costruire una cittadinanza piena e consapevole. Esempio concreto e positivo di donna che ha fatto della lotta per i diritti la propria ragione di vita.