Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di una cittadina sui disservizi del trasporto pubblico locale. Dopo la mancata partenza della linea 5 da Piazza del Sale, racconta di essere stata costretta a percorrere quattro chilometri a piedi sotto il sole per raggiungere casa.
Gentile Redazione,
nonostante la fine di agosto sia ormai vicina, il sole di Siena continua a picchiare con un’inclemenza tipicamente estiva. Ed è stato proprio sotto questo sole cocente che mi sono trovata, mio malgrado, a dover fare una “passeggiata” tra le bellissime colline senesi.
Dopo aver percorso a piedi un lungo tratto, quasi privo di ombra e senza una bottiglia d’acqua con me, e dopo aver affrontato l’ultima ripidissima salita per raggiungere finalmente casa, non ho potuto fare a meno di chiedermi: «Perché ho camminato?» — o meglio, «Perché sono stata costretta a farlo?»
La risposta è disarmante nella sua semplicità: l’autobus non è passato.
Questa mattina, dopo aver sbrigato alcune commissioni in città, mi sono recata in Piazza del Sale per prendere la linea 5 delle 8:54 in direzione Montaperti. L’autobus non si è mai presentato e la corsa successiva sarebbe stata solo due ore più tardi, alle 10:54. Non potendo attendere così a lungo, ho deciso di salire su un altro autobus che andava nella stessa direzione, pur non arrivando fino a casa mia, e di percorrere a piedi i restanti 4 chilometri sotto il sole cocente.
Purtroppo, non si tratta di un episodio isolato o di semplice “sfortuna”: il 10 agosto mi è successa esattamente la stessa identica cosa.
Che i tagli alle corse e le soppressioni dovute alla carenza di autisti siano ormai una costante è un fatto noto a molti residenti. Tuttavia, ciò che ritengo davvero grave, ancora più del disservizio in sé, è la totale mancanza di informazione e l’assenza di comunicazione con i cittadini.
Chiedendo spiegazioni agli autisti sul posto, le uniche risposte ottenute sono state sfoghi sulle condizioni di lavoro («Siamo in difficoltà anche noi», «Le condizioni di lavoro…»). Pur comprendendo le criticità del loro carico di lavoro, ciò di cui i passeggeri hanno bisogno non sono scuse o lamentele, ma un’informazione chiara: basterebbe un semplice «Ci scusiamo per il disagio», un «Verifico con la centrale», o l’avviso tempestivo della soppressione della corsa. Se ci fosse una corretta condivisione delle informazioni sul campo, lo stress psicologico dei viaggiatori e la loro capacità di riorganizzarsi cambierebbero radicalmente.
Se la riduzione delle corse per carenza di personale è un problema strutturale che si trascina da tempo, perché non si provveda ad affiggere alle fermate un avviso preventivo con le “corse soppresse del giorno”?
Nel mio caso si è trattato “solo” di un grande affaticamento fisico, ma camminare a piedi con questo caldo comporta rischi reali di colpi di calore. E per le persone anziane, la mancanza di un bus può significare dover rinunciare a una visita medica essenziale. Chi usufruisce maggiormente del trasporto pubblico — spesso anziani e immigrati — è anche chi ha meno strumenti per far sentire la propria voce o inviare reclami formali.
Poiché le segnalazioni dirette all’azienda di trasporto non hanno prodotto alcun cambiamento, ho deciso di rivolgermi a voi, organi di informazione che sostenete la vita della nostra comunità, per raccontare questa realtà quotidiana, piccola ma drammatica. Spero che questo contributo possa servire a stimolare una riflessione collettiva sul ruolo e sull’efficienza di un servizio pubblico fondamentale.
Cordiali saluti,