E così Siena News cambia veste, con uno sguardo ancora più deciso al futuro, proprio mentre si avvicina il nostro trentesimo compleanno.
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Il presente di Siena, aggiornato.
Non ce l’abbiamo fatta a restare fermi.
La voglia di migliorarci era troppo grande.
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Licenziamenti, stabilimenti chiusi e cassa integrazione: in provincia di Siena la crisi del lavoro colpisce 4500 persone
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Crisi, chiusure di stabilimenti, licenziamenti, cassa integrazione, riduzione degli orari in un regime di solidarietà , buste paga che non vengono riscosse in tempo: elementi di un’emergenza lavorativa che in provincia di Siena coinvolge 4500 persone e che si traduce anche nell’incapacità di attrarre investitori per colpa di infrastrutture inesistenti.
La cornice sullo stato del lavoro nel nostro territorio l’ha apposta la Cgil, che in un convegno ha declinato le prospettive occupazionali per una realtà , la nostra, che vive delle difficoltà oggettive.
“Ogni anno perdiamo 2500 abitanti – dice ai giornalisti la segretaria del sindacato locale Alice D’Ercole -. Il bilancio può essere sanato da quella che è l’unica forma d’ingresso nei nostri comuni e cioè i migranti. Parliamo di una forza che deve essere valorizzata se vogliamo tenere vivo sia il tessuto produttivo che la popolazione della provincia”.
Per i richiedenti asilo non aiutano per D’Ercole la “svolte securitarie”, così le ha definite, come quelle viste lo scorso venerdì, con l’ennesimo sgombero di pakistani ed afghani dal parcheggio Il Duomo.
L’industria è il settore che desta la maggiore preoccupazione. “Turismo e agricoltura – aggiunge – vivono di stagionalità , precarietà , manodopera sostituibile, salari bassi, diritti inferiori, lavoro nero e grigio”.
Nel manifatturiero, prosegue, “vediamo come nella parte alimentare Amadori ha chiuso lasciando a casa duecento persone. Come le pelletterie amiatine vivano una crisi senza precedente. Poi c’è Beko che ogni giorno ci preoccupa un po’ di più e che ha un destino che sembra ormai tracciato”.