Lotta contro il cancro, ecco il “cecchino” del sistema immunitario: l’Europa finanzia la ricerca nata a Siena

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Trasformare il sistema immunitario in un cecchino capace di colpire solo le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. È questa la sfida, e la promessa, del progetto guidato dalla professoressa Cosima Baldari dell’Università di Siena, che ha appena conquistato uno dei finanziamenti europei più prestigiosi per l’innovazione scientifica. Un riconoscimento che vale 150 mila euro e che potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di immunoterapie.

L’European research council a infatti assegnato alla professoressa Baldari un Proof of concept grant, un finanziamento destinato non alla ricerca teorica, ma al passaggio successivo: trasformare una scoperta di laboratorio in una tecnologia concreta, con possibili applicazioni nella cura dei pazienti.

Al centro del progetto ci sono le Smap, minuscole nanoparticelle prodotte naturalmente da alcune cellule del nostro sistema immunitario. Si possono immaginare come dei “proiettili biologici”: vengono rilasciate dalle cellule incaricate di eliminare virus e tumori e sono in grado di distruggere le cellule bersaglio anche una volta isolate in laboratorio.

Il problema, però, è sempre stato uno: queste nanoparticelle non distinguono tra cellule malate e cellule sane. Colpiscono entrambe.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Siena è riuscito invece a superare questo limite. Grazie al lavoro della professoressa Nagaja Capitani, delle ricercatrici Anna Onnis e Chiara Cassioli e della dottoranda Maria Carmela Cavallo, le Smap sono state modificate affinché riconoscano soltanto le cellule tumorali, lasciando intatti i tessuti sani.

È proprio questa innovazione ad aver convinto la commissione europea a finanziare il progetto Smart-Smaps, ritenuto tra i più promettenti dell’intera selezione.

I 150 mila euro serviranno ora a compiere il passo successivo: costruire un bioreattore, cioè un sistema capace di produrre queste nanoparticelle in quantità sufficienti, purificarle e testarle in modelli preclinici.

Il primo obiettivo è la leucemia linfatica cronica, un tumore del sangue per il quale oggi non esistono ancora cure risolutive. Se i risultati saranno confermati, la stessa tecnologia potrebbe essere adattata anche ad altre forme di tumore.

“Il finanziamento ERC ci permetterà di sviluppare un potenziale nuovo tipo di immunoterapia per la leucemia linfatica cronica, trasferibile anche ad altri tipi di tumori”, spiega la professoressa Cosima Baldari. “I risultati ottenuti hanno già attirato l’interesse della biotech Granza Bio, con cui abbiamo presentato una domanda di brevetto internazionale e che collaborerà allo sviluppo del bioreattore”.

L’importanza del riconoscimento è testimoniata anche dai numeri. Alla prima call Erc Proof of concept del 2026 sono state presentate 554 proposte da tutta Europa, ma soltanto 182 hanno ottenuto il finanziamento. Un progetto su tre, dunque, è riuscito a superare la selezione.

Per l’Università di Siena si tratta di un nuovo riconoscimento internazionale che conferma il valore della ricerca scientifica sviluppata nell’Ateneo e, soprattutto, avvicina una scoperta nata in laboratorio alla possibilità di diventare, un giorno, una terapia concreta per i pazienti.