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La voglia di migliorarci era troppo grande.
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Luca Cari visita la Bellezza Ferita: “Grazie, Siena. Sono commosso”
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Luca Cari lavora al Ministero dell’Interno, è il responsabile della comunicazione in emergenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Nei giorni scorsi è stato a Siena, città cui è legato dalle radici, per visitare La Bellezza Ferita
“Sono cresciuto in via del Paradiso, nella contrada del Drago quindi sono molto legato a Siena. Tornare qui a vedere la mostra mi ha commosso: ho rivissuto con i ricordi il nostro lavoro ma ho anche ricordato la mia infanzia. Mia nonna era ricoverata al Santa Maria della Scala, io ero piccolo e non mi facevano entrare in reparto. Ricordo quando si affacciava alla finestra a salutarmi, io ero giù, in Piazza del Duomo, ad aspettarla”.
Quindi colpito piacevolmente anche dal luogo nel quale è stata allestita la mostra La Bellezza Ferita…
“Sicuramente. Sono rimasto ammutolito quando l’ho vista. Commovente, molto bello”.
Ha rivisto il suo lavoro e quello dei colleghi. Il percorso espositivo rappresenta bene i contesti nei quali avete lavorato? Riesce a trasmettere il giusto messaggio?
“Di sicuro. Sono rimasto colpito anche dall’utilizzo della struttura di documentazione video, quella che per i vigili del fuoco è sempre esistita ma che oggi utilizziamo anche per la formazione dei nostri uomini. Non tutti intervengono su tutto, il lavoro accurato che facciamo anche attraverso i video ci serve per far fare esperienza anche a quelli che in alcuni eventi non ci sono stati. Il naufragio della Concordia, per esempio: lo abbiamo vissuto in 300, forse. Gli altri hanno visto i filmati e studiato attraverso di essi. Un lavoro fondamentale”.
“Il 29 e il 30 ottobre. Il 29, una giornata bellissima, stavamo lavorando per mettere in sicurezza le guglie e il tetto della basilica di San Benedetto, a Norcia. Va ricordato che il fronte è stato allargato dopo il 30 ottobre, prima contavamo interventi su 5mila tra chiese, monumenti e abitazioni. Quel giorno eravamo a lavoro – una decina di uomini, con le corde –  sul tetto della basilica, che era ancora in piedi mentre le scosse che continuavano e venire facevano crollare ad una ad una le chiese e le abitazioni vicine.  Comunque, il lavoro – complesso, c’era da fare molto sulla facciata oltre che sul tetto –  sarebbe dovuto proseguire il 30 ottobre e credo sia un miracolo, in qualche modo, quello che è successo: quella notte è stata rimessa l’ora solare, quindi la scossa che ha devastato tutto alle 7.40 del mattino ha buttato giù la basilica ma non ha trovato i vigili del fuoco a lavoro. Se fossero state le 8.40, ci saremmo stati tutti. E sarebbero state contate molte vittime. Molti di noi pensano ci abbia protetto Santa Barbara, qualcuno pensa alla fortuna. Di certo siamo stati salvati”.
2016 Norcia – Italy earthquake NorciaLa basilica di San Benedetto, oggi, con la ‘gabbia’ quasi finita
Cosa l’ha emozionata di più?
“Mi è bastata l’immagine nel manifesto della mostra, il collega che esce dalla chiesa di San Pellegrino di Norcia con la statua del Bambin Gesù tra le braccia quasi stesse salvano un bimbo in carne ed ossa. E poi la campana, il crocifisso ligneo… Li vedo e rivivo i momenti in cui queste opere sono state salvate”.
Per portare in salvo anche le opere d’arte, serve una tecnica particolare?
“Dal punto di vista tecnico siamo addestrati per il recupero opere d’arte, sì, adottiamo tecniche particolari, impariamo ad esempio come staccare una pala d’altare dalla parete e poi il recupero viene fatto utilizzando tecnologie avanzate: anche nel caso del recente terremoto, come in altre situazioni, abbiamo utilizzato droni che attraverso immagini in 3d ci hanno permesso di pianificare il lavoro prima ancora di intervenire. I vigili del fuoco sono così in grado di entrare, faccio l’esempio della chiesa di Sant’Agsotino ad Amatrice, sapendo dove poter passare e dove si trovano le opere che si possono recuperare. I nostri caschi rossi stanno lavorando molto bene”.