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Montanari: “La Memoria riguarda anche ciò che accade oggi a popoli come quello palestinese”

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«La Memoria non riguarda solo ciò che è stato, ma anche ciò che può accadere di nuovo, oggi, davanti ai nostri occhi». Con un riferimento esplicito all’attualità internazionale e al conflitto tra Israele e Palestina, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha aperto questa mattina la celebrazione del Giorno della Memoria nell’Aula Magna Virginia Woolf. Un intervento che ha legato il significato della ricorrenza alla responsabilità civile del presente, richiamando il rischio che dinamiche di esclusione e persecuzione possano riproporsi anche in contesti contemporanei.

Montanari ha sottolineato come la Memoria non sia solo un esercizio sul passato: «È una testimonianza, non diretta, ma fondamentale di come il discorso possa passare alle nuove generazioni. Lo scopo è far sì che tutto questo non succeda più. È avvenuto e può ancora avvenire, non solo al popolo ebraico, ma anche ad altri popoli, oggi per esempio a quello palestinese». Nel suo intervento il rettore ha richiamato anche le parole di Primo Levi e ha fatto riferimento alle tensioni internazionali, invitando a leggere il Giorno della Memoria come uno strumento per interpretare anche il presente.

 

 

Montanari ha fatto riferimento anche a quanto sta accadendo a Minneapolis: «Basta vedere quello che sta succedendo e le divise dell’ICE. Sarebbe un grottesco remake del nazismo in un film di quarto ordine, se non fosse che si spara davvero e restano a terra dei corpi, anche di cittadini americani che lottano per la democrazia».

Il rettore ha espresso poi una critica alla politica italiana: «Mi colpisce molto che il nostro Paese sia guidato da una Presidente del Consiglio che propone Trump per il Nobel per la pace. Mi sembra spaventoso». E aggiunge: «Mi colpisce anche il dibattito sul fatto che Ghali all’inaugurazione delle Olimpiadi non potrebbe citare Gaza, trattato con un paternalismo che definisco colonialista e razzista. Si pretende di dire a un artista cosa può o non può dire».

L’Ateneo ha celebrato il 27 gennaio con l’evento “La Stranieri per il Giorno della Memoria”, un dialogo pubblico con la scrittrice Helena Janeczek, dedicato alla comunità studentesca, alle scuole e aperto alla cittadinanza. Dopo l’introduzione del rettore, Janeczek ha tenuto una lectio dal titolo “Non tutte le strade portano a Auschwitz. Fare memoria scardinando l’immaginario”, seguita da letture tratte dalle sue opere. A moderare l’incontro è stata Daniela Brogi.

Nel suo intervento, Janeczek ha richiamato la necessità di una memoria capace di restituire anche la dimensione della vita, non solo quella della morte. «Proprio nel momento in cui si fa memoria è importante restituire la vita, non soltanto la morte, e la diversità di queste vite», ha spiegato. «Questo è quello che voglio fare attraverso un filo di storie, accompagnate anche da canzoni importanti e popolari», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un linguaggio capace di parlare alle nuove generazioni.